
La libertà di espressione in Occidente, specialmente in Europa, è sottoposta a forti pressioni: persino il Papa esprime preoccupazione
Mozione presentata nel Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano allo scopo di ottenere una chiara dichiarazione dei rappresentanti eletti dai cittadini a favore della libertà di espressione e quindi della democrazia e della tutela dei diritti umani.
L’appello dell’ex europarlamentare dei Verdi Sepp Kusstatscher a tutela della libertà di espressione e dei Diritti Umani – prendendo spunto dall’esempio concreto del colonnello dell’esercito svizzero ed ex analista strategico ed esperto di servizi segreti e terrorismo Jacques Baud, colpito da severi sanzioni comminate dal Consiglio dell’Unione Europea (ovvero dai rappresentanti dei governi degli Stati membri dell’UE) con la decisione del 15 dicembre 2025, mi spinge a sottolineare che l’importante tema dell’evidente repressione della libertà di espressione in Europa è oggetto di una mozione che sarà discussa e messa al voto nella prossima seduta a febbraio del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano.
La massiccia repressione della libertà di espressione è ormai così evidente, in particolare in Europa, che persino Papa Leone XIV, nel suo discorso di Capodanno in Vaticano davanti al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha espresso molto chiaramente la sua preoccupazione per la massiccia limitazione della libertà di espressione in Occidente.
Ha detto testualmente:
„Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano.
Da questa deriva ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza.“
Ecco il discorso completo del Papa:
Dal 2020 si è improvvisamente manifestata un’enorme restrizione del dibattito pubblico, della libertà di espressione e quindi della democrazia.
Da un giorno all’altro, la scienza è stata ridotta all’opinione propagandata dai governi.
I cittadini che hanno espresso un’opinione diversa dalla “verità unica” imposta dai governi autoritari e diffusa dai media mainstream sono stati spesso denigrati come “estremisti di destra” e quindi messi a tacere o, in molti casi, danneggiati economicamente in modo permanente.
La società è stata profondamente divisa da questa strategia perfida, persino diabolica, di incitamento all’odio reciproco.
Anche sei anni dopo l’attuazione di una censura sistematica che non si sarebbe mai ritenuta possibile, le opinioni e le posizioni che si discostano dal cosiddetto “mainstream” o da ciò che viene propagandato come tale, continuano ad essere censurate dai media di sistema o dai cosiddetti media mainstream, ancora improntati alla censura, o addirittura etichettate come “di estrema destra”, con l’evidente intento di renderle “socialmente inaccettabili”.
Ancora oggi, anche in questo Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, si fa molta fatica a trattare con obiettività certi argomenti.
Ancora oggi l’attacco alla libertà di espressione, un pilastro fondamentale della democrazia, se non IL pilastro fondamentale, riecheggia nella società.
Ancora peggio: l’Unione Europea ha già dato da tempo l’ordine di sferrare un attacco generale alla libertà di espressione.
Durante il cosiddetto periodo del coronavirus, sia l’amministrazione Biden (cioè l’ex governo statunitense guidato dai cosiddetti “democratici”), sia la Commissione europea e i governi degli Stati membri hanno imposto ai media la verità da propagandare – dietro lauti compensi – e li hanno esortati a censurare brutalmente le opinioni contrarie. Con poche eccezioni, tutti hanno collaborato. È stata la fine del cosiddetto “giornalismo di qualità”, se non del giornalismo stesso.
Attraverso agenzie di stampa come la REUTERS, controllate dai grandi fondi finanziari di investimento, le agenzie più piccole nazionali e le redazioni TV/radio e dei giornali fino alla provincia di Bolzano sono state alimentate con “verità” prestabilite… e questa “pappa preconfezionata” è stata per lo più inghiottita e diffusa senza alcun “se” e “ma”.
Le opinioni contrarie sono state accuratamente messe a tacere in una nuova “omertà” globale, o attraverso un framing politico (con l’attribuzione gratuita di attributi come “di estrema destra”, “antisemita” ecc.) o altre forme di denigrazione personale (“vecchio idiota senile”, come è successo al premio Nobel Luc Montagnier, nel frattempo scomparso all’età di 90 anni, che con la sua competenza specialistica di altissimo livello ha immediatamente sottolineato l’origine da laboratorio ormai chiara del virus SARS-Cov, nonchè il fatto che la cosiddetta “pandemia” si sarebbe risolta da sola in brevissimo tempo, senza bisogno di lockdown e tanto meno di una cosiddetta “vaccinazione”, e che le cosiddette “vaccinazioni” Covid-19 sono sostanze geneticamente modificate pericolose che portano alla morte e a gravi lesioni fisiche).
Mark Zuckerberg (CEO di META) ha lamentato in una lettera del 26 agosto 2024 nei confronti dell‘allora amministrazione Biden di essere stato spinto/costretto dall’amministrazione Biden a censurare i contenuti relativi al Covid-19 nel 2021:
https://prod-i.a.dj.com/public/resources/documents/meta-letter-082024.pdf
Ecco la traduzione meccanica in lingua italiana:
https://drive.google.com/file/d/1SAVkUTU2fHh-WrOvpVT7tPzsLrCkBXlU/view?usp=drivesdk
E così è stato. Gli account Facebook – come quello della consigliera che ha presentato questa mozione, che dal 2020 ha cercato, tra l’altro tramite Facebook, di fornire informazioni importanti alla popolazione dopo che queste erano state nascoste o ridicolizzate dai cosiddetti media „mainstream” o addirittura diffamate come “di estrema destra” – sono stati bloccati da META su richiesta di gruppi di censura formati appositamente in quel periodo anche in Alto Adige/Sudtirolo (in Alto Adige/Sudtirolo si trattava, ad esempio, del gruppo non ufficiale “RATIONALS” guidati da un noto videomaker) e sbloccati solo nel corso del 2024.
Durante i cosiddetti anni del Coronavirus, solo la piattaforma sociale TELEGRAM era accessibile per la libera e democratica espressione delle opinioni.
A causa del suo rifiuto di piegarsi alle funzioni di censura imposte dall’Unione Europea, Pavel Durov, fondatore di Telegram, è stato arrestato in Francia nel 2024 e posto agli arresti domiciliari.
https://youtu.be/bxFQvOyTolg?si=dx5aHdmfTBwJsEKL
Nella trasmissione della RAI Südtirol (e cioè RAI Alto Adige in lingua tedesca) “Landtagswahlen 2023 – Analyse und Kommentare” (tradotto „Elezioni provinciali 2023 – analisi e commentari“), il caporedattore del settimanale ff (Georg Mair) ha risposto (senza che fosse stato contradetto da parte di uno dei presenti) alla domanda della conduttrice se i media mainstream non avrebbero dovuto ascoltare e dare voce anche all'”altra parte” e se la divisione della società non fosse anche dovuta al fatto che i media mainstream non hanno dato ascolto, né spazio, in particolare agli oppositori del “vaccino” contro il Covid-19, ha risposto letteralmente come segue: “Gli oppositori dei “vaccini” avevano altri canali per esprimersi. Basta guardare Telegram, dove ci sono sufficienti possibilità per gli oppositori dei “vaccini”, per i no-vax, di esprimersi sull’argomento. Ma sono contrario al fatto che i media creino un falso equilibrio, ad esempio quando si tratta di clima, se il 99% della “scienza” afferma che il riscaldamento globale esiste e l’1% nega che esista, allora non ha senso invitare in studio alla Rai sia lo scienziato che il negazionista del clima. Questo dà l’impressione che entrambi argomentino su un piano di parità. E lo stesso è successo con le vaccinazioni. Ciò non significa che non si debba ascoltare le persone quando hanno paure e preoccupazioni. Ma noi, come media, non dobbiamo riportare le chiacchiere senza senso. Sono assolutamente contrario, perché in questo modo non facciamo altro che amplificare le fake news. E non vogliamo essere questo“.
Vedi qui, da circa -13.43:
Questa incredibile posizione estremamente antidemocratica, che ormai da anni si manifesta e si è cristallizzata nei cosidetti „media di riferimento“ (eccetto poche eccezioni), non è cambiata praticamente per nulla, né in Alto Adige/Sudtirolo né in Europa nel suo complesso.
Un esempio lampante del fatto che l’Europa, e in particolare l’area di lingua tedesca, abbia preso una direzione estremamente pericolosa è l’incredibile richiesta di censura e, „se necessario“ persino di divieto dei media sgraditi, avanzata da parte del governatore CDU dello Schleswig-Holstein Daniel Günter nel talk show della ZDF condotto dal Sudtirolese Markus Lanz:
https://www.youtube.com/watch?v=gAjobTqY3r8
Il politico della CDU ha chiesto una regolamentazione autoritaria dei media sgraditi ai governi. Nel caso specifico, si tratta in particolare del portale di notizie NIUS – https://www.nius.de/ – fondato dall’ex caporedattore di BILD e bollato come “di estrema destra” dai media del sistema che praticano la censura.
Particolarmente sconcertante è, peraltro, il fatto che Lanz, originario del Sudtirolo e conduttore star della ZDF, abbia cercato di negare nella puntata successiva la richiesta di censura avanzata senza alcun contrappeso dal governatore CDU del Schleswig-Holstein Günter, ricorrendo a una manipolazione grossolana degli spettatori, facilmente smascherabile sulla base delle registrazioni originali.
NIUS ha avviato un procedimento giudiziario, mettendosi a fianco il più famoso avvocato tedesco specializzato in diritto dei media, dopo che il governatore CDU del Schleswig Holstein Günter ha persino chiesto nella trasmissione di Lanz, senza che qualcuno lo contradisse, il divieto dei media sgraditi.
Chissà cosa ne pensa Richard David Precht, pop star tra gli attuali filosofi tedeschi e partner del podcast ZDF di Markus Lanz di questa facenda, dopo aver finalmente ritrovato la voce nella necessità di difendere la libertà di espressione dopo anni di silenzio.
I pochi media che, in conformità con la loro compito di Quarto Potere osservano e criticano in particolare i governi, sono oggetto di censura, soprattutto in Europa. Questa è la realtà.
In Germania, unità di polizia si presentano regolarmente la mattina presto davanti alla porta di casa dei critici del governo, persino dei vignettisti e dei satirici. Ecco a che punto siamo arrivati nella Repubblica Federale Tedesca. Cosa ne avrebbe detto il defunto ex cancelliere Helmut Schmidt?
In Europa, i conti bancari delle persone, delle organizzazioni e dei media che esercitano il loro diritto fondamentale alla libertà di espressione vengono sempre più spesso chiusi senza alcuna motivazione e senza che vi siano atti o dichiarazioni penalmente rilevanti a loro contestati (vedi p.e. il caso di Jacques Baud).
In Europa, sempre più persone vengono soggette a divieti di espatrio o di ingresso, solo perché non gradite ai governanti, ma non perché abbiano commesso reati.
In questo contesto spiccano in particolare il Regno Unito, ma anche la Germania.
Vivono in modo particolarmente pericoloso i critici della posizione dell’UE nella guerra in Ucraina.
Nella decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 15 dicembre 2025 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202502572) Jacques Baud viene accusato letteralmente di quanto segue:
“Jacques Baud, ex colonnello dell’esercito svizzero e analista strategico, è ospite regolare di programmi televisivi e radiofonici filorussi. Funge da portavoce della propaganda filorussa e formula teorie complottiste, ad esempio accusando l’Ucraina di orchestrare la propria invasione per aderire alla NATO. Jacques Baud è pertanto responsabile di mettere in atto azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione russa che compromettono o minacciano la stabilità o la sicurezza di un paese terzo (l’Ucraina), o sostiene tali azioni o politiche, tramite l’uso della manipolazione delle informazioni e delle ingerenze.”
A questo proposito, è molto illuminante questa intervista con Jacques Baud:
https://www.youtube.com/watch?v=SIWp-PhXZNA (in lingua tedesca)
https://www.youtube.com/watch?v=yJpZF9mfpv0 (altra intervista in lingua italiana)
Sono etichettati come “filo-russi” quei media che, in linea con la loro missione giornalistica, trattano in modo critico le sanzioni dell’UE contro la Russia e illustrano lo sviluppo della guerra in Ucraina sulla base degli interventi dimostrabili degli Stati Uniti e del Regno Unito con i rispettivi servizi segreti.
Secondo questo principio assurdo, in diretto contrasto con la libertà di espressione e quindi con la democrazia, anche un professore di economia di fama internazionale e consulente di governi come Goeffrey Sachs dovrebbe essere punito con sanzioni dall’UE:
https://www.jeffsachs.org/interviewsandmedia/lhklf2aek7dtlkd9waelcy3xp8pd8a
Ma non si ha ancora il coraggio di arrivare a tanto.
Questa spirale antidemocratica viene alimentata dai responsabili dell’UE in proporzione al crescente grado di collasso della narrativa costruita sulla menzogna e sull’inganno dei cittadini.
Un esempio lampante è la narrativa secondo cui la Russia potrebbe essere messa in ginocchio con sanzioni economiche: fatto è, invece, che l’Unione Europea ha mandato in rovina le sue industrie chiave.
La pericolosa spirale di censura è stata avviata dall’Unione Europea sotto la guida di Ursula von der Leyen e continua ad essere alimentata con il “Digital Services Act (DAS)” e il “European Democracy Shield“.
Quella che viene venduta ai cittadini come protezione delle democrazie europee contro la disinformazione e le cosiddette fake news è in realtà una propaganda spudorata a favore di una censura brutale contro gli oppositori dei governi.
Mentre la presidente della Commissione europea calpesta i principi fondamentali di trasparenza e legalità – e i capi di governo della maggior parte degli Stati membri dell’UE e la (ancora) maggioranza dei membri del Parlamento europeo (tra cui Herbert Dorfmann della Südtiroler Volkspartei) accettano questo comportamento profondamente illegale della presidente della Commissione – Ursula von der Leyen chiede che in Europa venga brandita con tutta la forza possibile la mazza della censura contro i cittadini, i media e i giornalisti.
Questo sviluppo fatale e pericoloso può essere fermato solo se le istituzioni che dovrebbero rappresentare i valori democratici, come il Consiglio provinciale dell’Alto Adige, si esprimono in modo esplicito e dimostrativo a favore della tutela della libertà di espressione e quindi anche del necessario pluralismo delle opinioni rappresentate, in particolare nei media finanziati o sostenuti con fondi pubblici.
È giunto il momento in cui noi rappresentanti dei cittadini abbiamo la responsabilità di garantire che la censura sempre più diffusa, ormai considerata la “nuova normalità“, non trasformi definitivamente il nostro sistema politico, anzi il nostro spazio di vita, in una democrazia del tutto fittizia.
Chi concede spazio solo al cosiddetto “mainstream” ha abdicato in partenza alla democrazia.
Le madri e i padri della Costituzione della Repubblica Italiana hanno sancito il Diritto Fondamentale alla libertà di espressione nell’art. 21:
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-i/articolo-21
Nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo la libertà di espressione è prevista nell’art. 10:
https://www.echr.coe.int/documents/d/echr/convention_ita
E nella Carta die Diritti e delle Libertà Fondamentali dell’Unione Europea il Diritto Fondamentale alla Libertà di espressione è sancito nell’art. 11:
https://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf
*
Per questi motivi ho presentato in Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano una mozione (https://api-idap.landtag-bz.org/doc/IDAP_789445.pdf) che verrà discussa e messa in votazione alla prossima seduta in febbraio, e con la quale invito i membri del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano ad esprimere – nell’ambito di una dichiarazione congiunta da redigere dai rappresentanti dei gruppi consiliari e da trasmettere successivamente dal Presidente del Consiglio Provinciale ai media – in modo chiaro il loro impegno a favore della libertà di espressione nel senso dell’art. 21 Costituzione della Repubblica Italiana, art. 10 Convenzione Europea dei Diritti Umani e art. 11 Carta dei Diritti e delle Libertà Fondamentali dell‘UE, nonchè a ricordare ai media che il loro compito fondamentale è quello di dare spazio alle opinioni rappresentate nella società, in particolare anche alle opinioni (peraltro più delle volte solo presunte) minoritarie, al fine di consentire e proteggere una società multipolare nel vero senso democratico.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
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