Picchi di mortalità a Bergamo e in altre località dell’UE non spiegabili con una pandemia
Nell’ambito della sua audizione in Commissione d’inchiesta sulle misure Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, l’analista di dati Tom Lausen ha dimostrato, sulla base di dati statistici ufficiali (Eurostat), che gli straordinari picchi di mortalità registrati a Bergamo e in alcune altre località dell’Unione Europea non sono spiegabili con le conseguenze naturali di una pandemia.
18 marzo 2020
https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/demo_r_mwk3_t__custom_13683824/default/line?lang=en
I dati sulla mortalità a Bergamo e in numerose regioni europee nella primavera del 2020 mostrano un andamento che, in questa forma, non è né epidemiologicamente plausibile né è stato finora sufficientemente spiegato.
Per anni, la mortalità settimanale a Bergamo è rimasta stabile a circa 190 decessi. Nel marzo 2020 si è poi verificato un picco estremo e singolare, in cui i decessi sono aumentati di molte volte nel giro di pochi giorni – per poi tornare immediatamente al livello originario. Un andamento del genere è estremamente insolito per un evento infettivo. Le epidemie classiche mostrano ondate, non picchi verticali con normalizzazione immediata.
La domanda centrale è quindi: quale evento genera un picco così breve e allo stesso tempo massiccio, senza alcun proseguimento duraturo?
Per escludere che si tratti di errori statistici, l’analista di dati Tom Lausen ha condotto una ricerca sul posto a Bergamo insieme a un team di ricercatori. In 27 cimiteri sono state contate e documentate migliaia di tombe. Il risultato è inequivocabile: i dati sui decessi sono corretti. Non si tratta di un artefatto statistico. Il picco è reale. Ciò sposta radicalmente la questione: dalla qualità dei dati alle cause effettive di questo evento.
Particolarmente scottante è il fatto che Bergamo non sia un caso isolato. A Madrid, Parigi, in Alsazia e in Castiglia e León si osservano modelli simili quasi contemporaneamente nella settimana 12 del 2020: picchi di mortalità brevi ed estremi che non proseguono in ondate di lunga durata.
Questa sincronia tra diversi paesi richiede una spiegazione. Sistemi sanitari diversi, strutture demografiche diverse e misure politiche diverse non portano normalmente a picchi identici e puntuali, ma piuttosto a andamenti differenziati. È proprio questa differenziazione che qui manca.
Dopo il picco, i dati sulla mortalità in tutte le regioni considerate tornano rapidamente a un livello corrispondente alla media pluriennale. A Bergamo si registrano nuovamente circa 190 decessi a settimana.
Se la causa fosse stata esclusivamente un virus, ci si chiede perché, dopo un’epidemia così esplosiva, esso praticamente scompaia senza lasciare una fase prolungata di mortalità elevata. Un comportamento del genere è difficilmente conciliabile con i modelli epidemiologici conosciuti.
Ciò porta l’attenzione su altri fattori di influenza che finora non sono stati sufficientemente studiati. Tra questi figurano le strategie di trattamento medico nella fase iniziale, possibili errori terapeutici, carenze nell’assistenza, interruzioni delle cure mediche regolari e la gestione dei gruppi particolarmente vulnerabili, specialmente nelle strutture di assistenza.
Si pone inoltre la questione se le decisioni politiche e le misure organizzative possano aver contribuito esse stesse a questa dinamica.
Questi aspetti non sono questioni marginali, ma centrali per la comprensione degli eventi osservati.
I dati disponibili impongono una rivalutazione. Non si tratta più di stabilire se ci sia stato un picco di mortalità eccezionale – questo è indiscutibile e empiricamente provato. Si tratta di capire perché abbia assunto proprio questa forma: estremamente ripido, estremamente breve e senza un seguito duraturo. La spiegazione finora dominante, secondo cui un virus di nuova generazione avrebbe causato da solo questo andamento, è insufficiente e lascia aperte questioni essenziali.
Chi non pone queste domande rinuncia alla ricerca della verità. Chi le pone non può fare a meno di verificare anche ipotesi scomode. Questo è esattamente il compito di un’analisi scientifica e sociale.
I dati sottostanti provengono dalla banca dati ufficiale di Eurostat e sono accessibili al pubblico.
Settimana 12 – 2020
16.03.20
Sovramortalità in % (2020, settimana 1-25)
30 dicembre – 21 giugno 2020
Dato di riferimento = 2.587.569, scostamento = + 175,731 morti (+ 6,8 %)
Poiché il grafico copre il primo semestre del 2020, è chiaro che questi cluster di mortalità in eccesso si riferiscono a un periodo molto breve di poche settimane e non sono il risultato di un aumento persistente della mortalità nel corso di mesi.
Poiché in particolare l’eccezionale andamento della mortalità a Bergamo (che si è verificato solo con l’imposizione del lockdown, come dimostrato da Tom Lausen sulla base dei dati statistici ufficiali nella Commissione d’inchiesta sul coronavirus della Provincia Autonoma di Bolzano – cfr. comunicato stampa di ieri) è stato strumentalizzato come scenario da incubo per l’estensione a livello europeo di misure anti-Covid anche letali e comunque dannose a lungo termine per le persone, la società e l’economia, e i dati statistici e la loro evoluzione impongono le domande sollevate dall’analista di dati Tom Lausen, spetta a ogni Commissione d’Inchiesta sul Covid in Europa approfondire queste questioni/domande. E, in particolare, alla Commissione d’inchiesta del Parlamento Italiano!
Mi auguro, dunque, che la Commissione d’inchiesta vorrà invitare in Commissione d’inchiesta del Parlamento italiano l’esperto di analisi dati Tom Lausen (peraltro nominato a membro della Enquete-Kommission del Deutsche Bundestag (commissione d’inchiesta del parlamento germanico) sulle misure Covid fino al 2027 nel suo ruolo di esperto
https://www.bundestag.de/ausschuesse/weitere_gremien/ee01/1107006-1107006)
per far luce su questo aspetto fondamentale.
Infatti, se non conosciamo le cause di questi eventi di mortalità straordinari e isolati, è impossibile raggiungere le conclusioni giuste per agire in futuro in modo ragionevole e adeguato nell’interesse dei cittadini.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
Fraktion VITA – Gruppo Consiliare VITA
