Anche i rappresentanti di FRATELLI D’ITALIA – come l’intera Giunta della Provincia autonoma di Bolzano (Südtiroler Volkspartei / Fratelli d’Italia / Forza Italia / Lista Civica e Freiheitliche) nonché Verdi e Für Südtirol con Widmann – non ravvisano alcun problema nel fatto che persino i Medici Direttori degli ospedali pubblici altoatesini dichiarano apertamente di omettere sistematicamente la lettura delle informazioni tecniche (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto medicinale – RCP) relative ai medicinali e ai dispositivi medici da loro utilizzati / prescritti / impiegati
La politica sanitaria altoatesina ha toccato il fondo
I rappresentanti di Fratelli d’Italia come l’intero Governo provinciale altoatesino (Südtiroler Volkspartei, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lista Civica e Freiheitliche) con il voto contrario alla mia mozione n. 390/26 hanno dimostrato di non ravvisare alcun problema nel fatto che persino i Medici Direttori degli ospedali pubblici dichiarino apertamente di omettere sistematicamente la lettura delle informazioni tecniche (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto medicinale – RCP) relative ai medicinali (farmaci e vaccini) e ai dispositivi medici da loro utilizzati / prescritti / applicati.
I Verdi e Thomas Widmann di Südtirol con Widmann si sono astenuti, omettendo così di esprimere il loro voto a tutela dei cittadini da errati trattamenti farmacologici e non farmacologici, programmati a questo punto, visto che i medici non si informano come invece dovrebbero per imposizione giuridica e medico-etica (Codice Deontologico art. 13) fare.
Tutti gli altri colleghi del Consiglio provinciale altoatesino/sudtirolese (i rappresentanti di TEAM K, Südtiroler Freiheit, Wir Bürger, JWA, Freie Fraktion e anche del PD) hanno votato a favore della mozione da me presentata, e dunque vorrei ringraziare i colleghi.
È assurdo che i due membri della Giunta provinciale altoatesina appartenenti al partito di Fratelli d’Italia (Marco Galateo e Anna Scarafoni) votino contro una mozione più che ragionevole, anzi – vista la situazione scandalosa che si è rivelata durante le audizioni in Commissione d’inchiesta sulle misure Covid – senz’altro a tutela dei cittadini dovuta!
Però, qui in Alto Adige / Sudtirolo vediamo in continuazione un comportamento di votazione in Consiglio provinciale dei rappresentanti di Fratelli d’Italia certo non consono alla tutela della salute dei cittadini.
Vedi la votazione per appello nominale sotto in allegato.
Le incredibili dichiarazioni rese nel corso dell’audizione in Commissione d’inchiesta sulle misure Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano dai medici direttori di tre ospedali altoatesini/sudtirolesi hanno portato alla luce uno scandalo enorme: persino i medici responsabili degli ospedali pubblici non si sentono in dovere di leggere le informazioni tecniche (riassunto delle caratteristiche del prodotto medicinale, RCP) sui medicinali e sui dispositivi medici (ad es. protesi) prima di utilizzarli sui pazienti o di raccomandarli su larga scala.
Che questa sia una situazione insostenibile, che mette a rischio la sicurezza dei pazienti / vaccinandi, dovrebbe essere chiaro a tutti, ma evidentemente non ai rappresentanti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lista Civica, Südtiroler Volkspartei, Freiheitliche, Grüne e Südtirol mit Widmann.
La base giuridica dell’obbligo dei medici di informarsi adeguatamente su un medicinale o un dispositivo medico prima dell’uso / raccomandazione / prescrizione, nonché le conseguenze che comporta una violazione di questo chiaro dovere medico, sono state illustrate in modo documentato nella mia mozione n. 390/26 terminando nella seguente richiesta:
«Il Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano impegni la Giunta Provinciale, nella persona dell’Assessore alla Salute, a voler
ricordare – in forma adeguata (comunicato stampa, lettera aperta all’Ordine dei medici ecc.) – a tutti i medici che esercitano in Alto Adige/Sudtirolo che devono, nell’interesse della salute pubblica e dei loro pazienti, adempiere al loro obbligo di informarsi adeguatamente sulla natura, l’efficacia e la sicurezza di un medicinale prima di raccomandarlo, prescriverlo o somministrarlo
chiedere all’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, nella persona del Direttore Generale, che questa, nella sua qualità di datore di lavoro ossia committente, voglia ricordare per iscritto ai medici impiegati presso l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige il loro obbligo di informarsi adeguatamente sulla natura, l’efficacia e la sicurezza di un medicinale prima di raccomandarlo, prescriverlo o somministrarlo, nell’interesse della salute pubblica e dei propri pazienti.”
(vedi qui dalla pagina 28 in poi il testo in lingua italiana, oppure il documento solo in lingua italiana sotto in allegato):
Sebbene persino i medici direttori degli ospedali pubblici altoatesini dichiarano di sistematicamente omettere la lettura delle informazioni tecniche (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto medicinale – RCP), i rappresentanti di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lista Civica, Südtiroler Volkspartei, Freiheitliche, Verdi e Südtirol mit Widmann non ravvisano alcuna necessità di intervenire, esponendo così i cittadini al gravissimo rischio di errati trattamenti farmacologici e non farmacologici.
La politica sanitaria altoatesina ha toccato il fondo.
Se i direttori medici di ospedali pubblici consapevolmente non si informano sui medicinali e sui dispositivi medici prima di utilizzarli, la politica deve intervenire
Le incredibili dichiarazioni rese nel corso dell’audizione in Commissione d’inchiesta sulle misure Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano dai direttori medici di tre ospedali altoatesini/sudtirolesi hanno portato alla luce uno scandalo enorme: persino i medici responsabili degli ospedali pubblici non si sentono in dovere di leggere le informazioni tecniche (riassunto delle caratteristiche del prodotto medicinale, RCP) sui medicinali e sui dispositivi medici (ad es. protesi) prima di utilizzarli sui pazienti o di raccomandarli su larga scala.
Che questa sia una situazione insostenibile, che mette a rischio la sicurezza dei pazienti, dovrebbe essere chiaro a tutti.
La base giuridica dell’obbligo dei medici di informarsi adeguatamente su un medicinale o un dispositivo medico prima dell’uso / raccomandazione / prescrizione, nonché le conseguenze che comporta una violazione di questo chiaro dovere medico, sono illustrate in modo documentato nella mia mozione n. 390/26 con la richiesta rivolta al Governo della Provincia Autonoma di Bolzano di voler tra l’altro, provvedere affinchè l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ricordi per iscritto ai medici ivi impiegati il loro dovere di informarsi adeguatamente sui medicinali prima di applicarli, considerando come livello minimo di informazione le informazioni tecniche ufficiali sul rispettivo prodotto medicinale (Riassunto delle caratteristiche del prodotto medicinale – RCP) fornite dall’Autorità del Farmaco al personale sanitario e pubblicate per dare accesso a tutti.
(vedi qui dalla pagina 28 in poi il testo in lingua italiana, oppure il documento solo italiano in allegato):
La riunione dei ministri della Salute tenutasi a Roma il 25 febbraio 2020 – l’evento chiave che ha portato successivamente all’adozione delle dannose misure anti-Covid in Italia e nella maggior parte dei paesi europei
Chi ha “guidato” i ministri della Salute?
A un esame più attento, l’incontro dei ministri europei della Salute tenutosi a Roma alla fine di febbraio 2020 appare non solo come una svolta, ma anche come un evento chiave descritto in modo altamente contraddittorio dal punto di vista politico.
Già sulla questione di chi abbia effettivamente dato il via a questo incontro, le versioni divergono: Roberto Speranza descrive nel suo libro che, dal suo punto di vista, l’incontro è nato in risposta all’aggravarsi della situazione nel Nord Italia, presentandosi così come un attore attivo che informa e coinvolge gli altri Stati europei.
A ciò si contrappone però la versione di Alain Berset, il quale afferma chiaramente che l’incontro è avvenuto su iniziativa di Jens Spahn, il quale avrebbe insistito per discutere la situazione a livello ministeriale, in particolare per quanto riguarda le misure alle frontiere e le reazioni politiche.
Non si tratta di un dettaglio, ma di una contraddizione fondamentale, poiché a seconda di quale versione sia corretta, ne emerge un quadro completamente diverso: o l’Italia si trovava in una situazione oggettivamente in escalation e ha invitato l’Europa a coordinarsi, oppure la Germania – sebbene a malapena colpita – ha attivamente promosso un’escalation politica a livello europeo. Entrambe le versioni non possono essere vere contemporaneamente.
Questa contraddizione diventa ancora più grave se si considerano i dati effettivi disponibili al momento di tale riunione: secondo l’analisi dei rischi dell’ECDC del 23 febbraio 2020, il rischio per la popolazione in Europa era solo «da basso a moderato», il numero di casi era limitato e non si prevedeva espressamente un sovraccarico dei sistemi sanitari.
In altre parole: l’autorità europea competente non vedeva alcuna catastrofe imminente. Eppure i partecipanti a quell’incontro riferiscono di aver “percepito fisicamente” che la situazione fosse fuori controllo. Qui si apre un enorme divario tra percezione e realtà – e questo divario non è stato colmato per caso.
Infatti, subito dopo questo incontro, in tutta Europa è iniziata una seconda ondata di influenza: modelli matematici che in quasi tutti i paesi lavoravano con drastici scenari da “worst case” e venivano presentati ai decisori politici come base per l’azione.
Il messaggio era strutturato allo stesso modo ovunque e presentava una notevole concordanza: se non si fosse proceduto immediatamente alla chiusura, in brevissimo tempo si sarebbero verificati numeri catastrofici di decessi. In Svezia erano previsti fino a 85.000 morti, nel Regno Unito fino a 500.000, in Germania circa 400.000 e in Svizzera circa 100.000. Queste cifre non sono state comunicate come ipotesi teoriche estreme, ma inserite nel processo decisionale politico come scenari realistici.
Ciò ha creato una pressione enorme sui ministri della sanità di tutta Europa.
Che si descriva questo come una «consulenza» o come un’effettiva delega da parte dei modellisti è, in definitiva, secondario: ciò che conta è che il processo decisionale politico si è disaccoppiato in brevissimo tempo dai dati reali per orientarsi invece verso scenari catastrofici ipotetici e modellizzati. Istituzioni come la Fondazione Bruno Kessler hanno fornito proprio questo tipo di modelli, che non servivano principalmente a descrivere la realtà, ma a giustificare e guidare le misure politiche.
Parallelamente, in Italia è iniziata un’applicazione sostenuta dallo Stato di farmaci non sufficientemente testati, tra cui combinazioni antivirali come Lopinavir/Ritonavir, che sono state ampiamente utilizzate nonostante la mancanza di evidenze – di fatto un esperimento medico su larga scala in condizioni reali.
Nel quadro d’insieme, il quadro si cristallizza in un’escalation strutturale: un incontro di origine politica, o almeno strumentalizzato politicamente, la cui paternità viene presentata in modo contraddittorio, si scontra con una valutazione del rischio oggettivamente moderata, è immediatamente seguito da modelli diffusi in modo sincronizzato in tutta Europa con previsioni di mortalità estreme ed è accompagnato da interventi medici sperimentali. Da questa combinazione nasce, nel giro di pochi giorni, una dinamica che coinvolge tutta l’Europa e spiana la strada a lockdown, chiusure scolastiche e profondi interventi nella vita sociale.
Il punto cruciale è questo: l’escalation non è stata innescata da dati chiaramente documentati, ma da un’interazione tra iniziativa politica, impressioni soggettive e scenari di worst-case modellizzati, che sono stati posti come base decisionale. Il fatto che ancora oggi non sia stato chiarito in modo univoco chi abbia effettivamente avviato questo incontro cruciale sottolinea quanto poco trasparente fosse la base di quelle decisioni che hanno poi riguardato milioni di persone.
Le conclusioni e i dati dell’esperto di analisi dati Tom Lausen, membro della commissione d’inchiesta del Bundestag tedesco (Enquete-Kommission des Deutschen Bundestages: https://www.bundestag.de/ausschuesse/weitere_gremien/ee01/1107006 -1107006) devono essere trasmessi a ogni commissione d’inchiesta europea sulle misure Covid, in primo luogo alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2 del Parlamento della Repubblica Italiana, poiché è in Italia che ha avuto origine lo strumentalizzato scenario apocalittico, le cui cause vanno accertate fino in fondo.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
Non la realtà, bensì i modellisti matematici incaricati dalla politica hanno creato assurdi scenari apocalittici con cui sono state «giustificate» le misure anti-Covid
L’analista di dati Tom Lausen, invitato in qualità di esperto alla commissione d’inchiesta sulle misure Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, muove gravi accuse contro il ruolo svolto dai modelli matematici durante la crisi del coronavirus.
Secondo l’analisi di Lausen, le decisioni politiche a livello mondiale non sono state prese sulla base di dati reali, ma sulla base di scenari di worst-case derivati da ipotesi di modello altamente incerte e riduttive.
Questi modelli si sono inseriti fin dall’inizio in un contesto politico e sono serviti espressamente a guidare le misure statali – non a descrivere in modo neutrale la realtà.
Dall’analisi delle presentazioni della Fondazione Bruno Kessler (FBK) emerge inoltre che in diversi paesi queste modellizzazioni sono state realizzate espressamente su incarico politico.
Anche in Italia la modellizzazione matematica è avvenuta su incarico diretto di enti statali, in particolare nel contesto del Comitato tecnico-scientifico (CTS), al fine di valutare e orientare opzioni concrete di intervento.
Ciò risulta particolarmente evidente nell’esempio della Svizzera. Secondo la valutazione di Lausen, tali modelli sono stati di fatto utilizzati come strumento di pressione politica: scenari con numeri di decessi estremi hanno agito come uno sfondo minaccioso, che ha esercitato una notevole pressione anche sui massimi responsabili politici, relegando in secondo piano strategie alternative. Lo stesso Alain Berset, all’epoca presidente della Confederazione, riferisce che nel quadro delle consultazioni internazionali è stato discusso uno scenario secondo cui, senza una chiusura totale, ci si sarebbe dovuti aspettare 100.000 morti. Allo stesso tempo, ammette di non aver potuto fare affidamento esclusivamente su questi modelli.
Per Lausen questa citazione mostra in modo esemplare la pressione a cui erano sottoposti i decisori politici: i governi si sono trovati ad affrontare fin dall’inizio previsioni estreme, tali da far apparire le misure di ampia portata come l’unica opzione possibile.
Questa dinamica trova conferma anche a livello internazionale. I modelli dell’Imperial College, sotto la guida di Neil Ferguson, prevedevano un numero drammatico di decessi in diversi paesi. Per la Svezia, ad esempio, si ipotizzavano fino a 85.000 decessi se il Paese non avesse adottato il lockdown. In realtà, però, il numero di morti è stato di gran lunga inferiore. Anche l’epidemiologo statale svedese Anders Tegnell ha spiegato a posteriori che i parametri dei modelli utilizzati, che circolavano in tutto il mondo, erano estremi e che per questo si era deciso consapevolmente di affidarsi alle proprie analisi basate sui dati.
Lausen vede in questo un problema strutturale: «Abbiamo a che fare con una cascata globale di ipotesi modellistiche che si sono rafforzate a vicenda. Scenari estremi sono stati comunicati a livello politico senza che i loro presupposti fossero stati sufficientemente verificati e, a quanto pare, proprio per questo motivo erano politicamente necessari per l’attuazione di misure di ampia portata».
Allo stesso tempo, le stesse analisi scientifiche dimostrano che i modelli non sono stati in grado di fornire previsioni affidabili e si basano su ipotesi incerte. Sono serviti piuttosto come strumenti per simulare opzioni politiche e legittimare decisioni. In questo modo, il ruolo della scienza si è spostato dall’analisi empirica verso uno strumento di controllo politico.
Particolarmente scottanti sono le valutazioni di Lausen sui dati di mortalità a livello regionale. Per l’Alto Adige e altre regioni, i dati relativi alle settimane fino al 1° marzo 2020 non mostrano alcun indizio di una mortalità eccezionale. Al contrario: la mortalità era in parte inferiore alla media degli anni dal 2015 al 2019.
I dati reali contraddicono quindi le ipotesi diffuse in seguito, secondo cui il virus circolava già in modo capillare sin dalle prime fasi e avrebbe portato a una diffusione incontrollata. Allo stesso tempo, Lausen sottolinea che l’ipotesi di una circolazione capillare del virus sin dalle prime fasi è in contraddizione con i dati di mortalità osservati. Un virus che circola già da settimane senza causare un aumento della mortalità e che solo in concomitanza con le misure politiche porta improvvisamente a un massiccio eccesso di mortalità non è epidemiologicamente plausibile. Per Lausen ciò indica che l’ipotesi in questione nei modelli FBK rappresenta di per sé un errore fondamentale.
Per Lausen ne deriva una conclusione fondamentale: «Le misure politiche non sono state innescate da segnali di crisi visibili, ma da scenari modellizzati. Questi scenari si basavano su ipotesi, non su osservazioni».
Egli valuta in modo particolarmente critico il fatto che i modelli semplificassero sistematicamente e non rappresentassero in modo adeguato fattori di influenza centrali come le differenze regionali, la struttura per età o i cluster locali. Allo stesso tempo, i loro risultati sono stati utilizzati come base apparentemente oggettiva per interventi profondi nella società, nell’economia e nell’assistenza sanitaria.
Lausen chiede quindi una revisione completa del ruolo della modellizzazione matematica nella politica sul coronavirus. In particolare, occorre chiarire come i processi decisionali politici, l’incertezza scientifica e la comunicazione mediatica siano stati collegati tra loro – e perché scenari estremi abbiano potuto svolgere un ruolo cosìdominante.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
La violazione di principi fondamentali del diritto sui medicinali con l’obbligo vaccinale pediatrico vigente in Italia è ora oggetto di processi di rilevanza nazionale ed europea dinanzi al TAR del Lazio (Roma)
Considerata la rilevanza nazionale dell’oggetto processuale, il Consiglio di Stato, su richiesta di genitori altoatesini, ha accertato la competenza del TAR di Roma (Lazio) per i processi avviati dinanzi al TAR di Bolzano
L’obbligo vaccinale pediatrico vigente in Italia (10 vaccinazioni obbligatorie) avrebbe dovuto essere sottoposto almeno tre volte, a partire dal 2017, a una revisione prevista dalla legge
Anche il governo Meloni con il suo ministro alla Salute Orazio Schillaci non ha adempiuto a questo e ad altri obblighi derivanti dalla normativa eurounionale sui medicinali avente efficacia primaria
Su incarico di gruppi di genitori altoatesini, insieme al collega Alessandro Fusillo ho impugnato decisioni delle direzioni delle scuole dell’infanzia della Provincia Autonoma di Bolzano, nonché, tra l’altro, circolari del Ministero della Salute, in quanto violano disposizioni fondamentali della normativa regolante l’applicazione dei medicinali (inclusi i vaccini), come ad esempio la prescrizione medica – prevista dalla normativa sui medicinali e dalle decisioni della Commissione Europea di autorizzazione centralizzata per tutta l’UE dei prodotti vaccinali – come requisito necessario per l’applicazione conforme alla legge di tutti i prodotti vaccinali pediatrici utilizzati in Italia (e nell’Unione Europea).
Attualmente in Italia vengono utilizzati esclusivamente vaccini pediatrici esavalenti e quadrivalenti, autorizzati a livello centrale dalla Commissione Europea per l’intera Unione Europea.
Una prescrizione medica deve riferirsi a un bambino specifico e a uno specifico prodotto vaccinale e deve provenire da un medico.
Il piano vaccinale nazionale viene deciso dai politici (in Italia nell’ambito della Conferenza Permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province Autonome) e si riferisce a un gruppo di popolazione anonimo e non a un prodotto vaccinale specifico. Ciò non corrisponde ovviamente a una prescrizione medica, così come, invece prevista e regolata dalla normativa europea in materia di medicinali e dalla normativa italiana.
Tutti i prodotti vaccinali autorizzati dalla Commissione Europea ai sensi della normativa UE sui medicinali (come ad esempio tutti i cosiddetti “vaccini” contro il Covid-19, i vaccini contro l’RSV, l’HPV ecc.) richiedono, per un’applicazione conforme alla legge, una prescrizione medica riferita ad una specifica persona e ad uno specifico prodotto vaccinale.
Secondo la normativa europea in materia di medicinali recepita in Italia e negli Stati membri dell’UE, nonché secondo la ulteriore normativa italiana in materia di medicinali e il Codice deontologico dei medici, i medici devono essere liberi da qualsiasi condizionamento di natura politica e finanziaria nella loro decisione di prescrivere o meno per uno specifico bambino la vaccinazione con uno specifico prodotto vaccinale pediatrico!
Ciò significa che i politici non possono sostituirsi ai medici nella loro esclusiva competenza di rilasciare una prescrizione medica. I politici non possono privare i medici della loro competenza decisionale, che deve essere esercitata esclusivamente sulla base delle conoscenze mediche e della coscienza professionale, riguardo alla raccomandazione di un trattamento vaccinale! Per buoni motivi, come ci insegna la storia (anche quella degli ultimi anni) – vedi le origini del Codice di Norimberga – la politica non ha il diritto di sostituirsi al medico nella sua scelta, come – appunto – stabilito dal legislatore europeo in materia di medicinali, in un’epoca in cui Epstein, Gates & Co. e l’OMS (da ormai decenni nelle man di questa banda criminale) non avevano ancora completamente preso il controllo della politica sanitaria.
L’obbligo vaccinale vigente in Italia implica però che il medico vaccinatore possa al massimo verificare i motivi di esenzione deliberati dai politici, in modo tale da lasciare al medico la sola possibilità di concedere un’esenzione nei pochi casi eccezionali stabiliti dai politici. Ciò contraddice naturalmente all’essenza stessa dell’obbligo e della libertà di prescrizione medica di un medicinale.
In baseall’obbligo di prescrizione medica per l’applicazione legittima dei vaccini pediatrici (così come di tutti i vaccini), di principio non può esistere alcun obbligo di vaccinazione pediatrica e, in generale, non può esister alcun obbligo di vaccinazione nell’Unione Europea!
I principi inderogabili del diritto dei medicinali europeo, che saranno ora trattati dal TAR di Roma e, di conseguenza, forse anche dalla Corte di giustizia dell’UE, hanno quindi rilevanza non solo a livello nazionale ma anche a livello dell’UE e riguardano tutti gli obblighi vaccinali imposti dagli Stati membri nell’Unione Europea.
L’obbligo di vaccinazione pediatrico – così come qualsiasi obbligo di vaccinazione che debba essere soddisfatto con prodotti vaccinali che possono essere somministrati per legge e decisione di autorizzazione da parte della Commissione Europea solo in presenza di una prescrizione medica (è la norma nell’Unione Europea, a differenza degli Stati Uniti – vedi art. 71 della direttiva 2001/83/CE e l’allegato II, punto B, della rispettiva decisione di autorizzazione all’immissione in commercio della Commissione Europea) – è di principio contrario al diritto del farmaco dell’Unione Europea, perché il diritto regolante l’applicazione dei medicinali ha efficacia primaria.
Abbiamo inoltre riscontrato ulteriori violazioni di natura fondamentale della normativa dei medicinali nell’uso dei vaccini pediatrici in Italia. Ad esempio, i vaccini esavalenti, sebbene non autorizzati dalla Commissione Europea per i bambini di età oltre i 24 mesi, in Italia vengono somministrati anche a bambini a partire dai 24 mesi nell’ambito dell’obbligo vaccinale.
Va da sé che l’uso di un vaccino non può mai essere reso obbligatorio in contrasto con l’indicazione terapeutica (che riguarda anche l’età) risultante dall’autorizzazione rilasciata dall’autorità competente in materia di medicinali (Commissione Europea).
Abbiamo riscontrato dei “strani” errori di traduzione in lingua italiana del riassunto delle caratteristiche dei prodotti vaccinali pediatrici autorizzati in via centralizzata dalla Commissione Europea (… come era già successo riguardo al certificato verde introdotto dall’UE nel 2021 con la chiara disposizione che nessuna persona non “vaccinata” potesse essere discriminata, previsione che invece – guarda caso – si era miracolosamente persa nella originaria traduzione in lingua italiana, corretta solo dopo che noi giuristi italiano lo abbiamo scoperto e denunciato!).
Nel caso dei prodotti vaccinali esavalenti, guarda caso, la traduzione in lingua italiana non corrisponde alla versione in lingua francese (quella facente fede legale come previsto espressamente nelle rispettive decisioni di autorizzazione centralizzata della Commissione Europea), in lingua inglese, tedesca ecc. e così, a differenza delle altre versioni linguistiche, in quella italiana è prevista – contrariamente a quanto deciso dalla Commissione Europea – i vaccini esavalenti sarebbero indicati anche per i bambini oltre i 24 mesi di età.
Strane deviazioni nella traduzione in lingua italiana di decisioni degli organi dell’UE che ovviamente devono valere nello stesso testo e tenore in ogni Stato membro dell’UE.
Questi sono solo due esempi delle molteplici e gravi violazioni del diritto dei medicinali che abbiamo sollevato con i ricorsi da noi inizialmente presentati al TAR di Bolzano contro l’esclusione dalla scuola dell’infanzia di una serie di bambini altoatesini/sudtirolesi non vaccinati o anche solo parzialmente non vaccinati.
Poiché i tre processi da noi avviati riguardano anche l’evidente illegittimità, sotto il profilo del diritto dei medicinali, delle circolari del Ministero della Salute (alle quali fa riferimento la Provincia Autonoma di Bolzano), e poiché la decisione sulla loro illegittimità e annullamento spetta al TAR del Lazio (Roma), il Consiglio di Stato ha ora disposto, sulla base della richiesta presentata dai genitori altoatesini/sudtirolesi, la competenza del TAR di Roma (Lazio) per la decisione sui ricorsi da noi presentati per conto dei genitori altoatesini/sudtirolesi contro l’esclusione dei loro figli dalle scuole dell’infanzia altoatesini/sudtirolesi.
I processi iniziati a Bolzano saranno ora da noi proseguiti presso il TAR di Roma in ragione della loro portata nazionale (riguardano anche l’illegittimità delle circolari del Ministero della Salute italiano a cui si attengono l’Autorità sanitaria altoatesina e le autorità sanitarie di tutte le regioni d’Italia).
Speriamo che nei tre procedimenti giudiziari avviati per gruppi di genitori altoatesini/sudtirolesi e ora da proseguire a Roma, si giunga finalmente a un chiarimento, atteso da tempo, sulla necessaria garanzia del rispetto delle disposizioni fondamentali del diritto dei medicinali, che riguarda inoltre, con riferimento all’obbligo di prescrizione medica di un prodotto vaccinale vigente nell’Unione Europea, tutte le vaccinazioni, e quindi l’esclusione di principio della legittimità, in base al diritto dei medicinali dell’UE avente efficacia primaria, di qualsiasi obbligo vaccinale in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.
I tre procedimenti giudiziari sull’obbligo vaccinale dei bambini, provenienti dalla Provincia Autonoma di Bolzano, riguardano quindi questioni giuridiche fondamentali del diritto dei medicinali dell’Unione Europea e sono pertanto rilevanti non solo a livello nazionale ma anche a livello dell’Unione Europea.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
I massimi esperti ascoltati in commissione d’inchiesta sul Covid della Provincia Autonoma di Bolzano dimostrano sulla base di dati statistici
l’infondatezza delle misure anti-Covid
e
la necessità di sospendere immediatamente l’applicazione dei cosiddetti «vaccini» contro il Covid-19
I risultati delle audizioni hanno finora chiaramente dimostrato che è indispensabile indagare su un possibile nesso tra il drastico calo delle nascite registrato dal 2021 e la cosiddetta «vaccinazione» contro il Covid-19
La Südtiroler Volkspartei e i Verdi non mostrano alcun interesse al riguardo
Pfizer e Moderna sospendono negli Stati Uniti il loro studio clinico sul nuovo “vaccino” Covid a RNA modificato poiché non sono in grado di soddisfare i nuovi requisiti più severi della FDA
Ieri abbiamo avuto nuovamente a disposizione un concentrato di competenze specialistiche di altissimo livello presso la Commissione d’inchiesta sul Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano: Univ.Prof. Dr. med. Andreas Sönnichsen, Univ.Prof. Stefan Homburg, Dr. med. Wolfgang Wodarg, Univ.Prof. Sucharit Bhakdi, Univ.Prof. Ulrike Kämmerer, Univ.Doz. Michael Nehls, Dr.med.vet. Helmut Sterz (ex capo tossicologo di Pfizer-Europa) e l’analista di dati Tom Lausen.
Dalle argomentazioni, supportate da dati statistici, degli esperti di fama internazionale è emerso, tra l’altro, quanto segue:
Nel periodo 2020-2023 non c’è stata più “pandemia” di quanta ne sia usuale nei semestri invernali
Nel 2020 e negli anni successivi non c’è stata alcuna pandemia rilevante
In nessun momento si è verificata una “situazione epidemica di portata nazionale” ossia uno “stato di emergenza”
Le restrizioni dei diritti fondamentali non sono mai state giustificate né proporzionate
In nessun momento si è verificato un sovraccarico rilevante degli ospedali o delle unità di terapia intensiva. Ci sono sempre state e ci sono tuttora eccezioni locali per vari motivi.
I vaccini anti-Covid non proteggono né dal contagio né dalla malattia e nemmeno dai decorsi gravi
Era noto fin dall’inizio che non fossero disponibili dati sufficienti sull’efficacia e la sicurezza. Ciò è chiaramente documentato nei contratti d’acquisto e nella documentazione di autorizzazione di queste sostanze
Era noto fin dall’inizio che la vaccinazione servisse al massimo all’autoprotezione e non alla protezione altrui. Un obbligo vaccinale o una discriminazione dei “non vaccinati” non sono mai stati giustificati
Il lockdown ha causato danni enormi a livello economico, sanitario, psicologico e sociale e ha anche distrutto un periodo importante della vita anche proprio dei bambini e adolescenti
Non ci sono dati convincenti che dimostrino un beneficio rilevante dei lockdown e delle chiusure scolastiche
I «calcoli modellistici» utilizzati nella propaganda e dai «consulenti governativi» si basano su ipotesi che non corrispondono alla realtà.
Le mascherine non proteggono dalle infezioni virali e sono dannose per la salute
I test di massa non mirati simulano una pandemia attraverso risultati falsi positivi
Un test PCR non può mai dimostrare l’infettività della persona
L’OMS, nella sua forma di partenariato pubblico-privato con i produttori di vaccini, è espressione di un conflitto di interessi galattico e di un’«agenzia per insider trading» (Dr. med. Wolfgang Wodarg), che ha ripetutamente dimostrato nel corso della storia di proclamare pandemie senza motivo, basandosi esclusivamente su modelli matematici grossolanamente errati (di Neil Morris Ferguson, Imperial College), per poi far somministrare nuovi vaccini, e quanto definito tale, in tutto il mondo
I ministri della salute (ad eccezione del ministro della salute svedese) si sono impegnati, in un “briefing” tenutosi in Italia nel marzo 2020, ad adottare misure del tutto prive di fondamento scientifico ed estremamente dannose
Ieri è stato reso noto che Pfizer e Moderna non sono attualmente in grado di soddisfare i requisiti più severi imposti dalla FDA per dimostrare l’efficacia e la sicurezza del loro “vaccino” Covid-19 aggiornato, tra l’altro perché non sono stati trovati abbastanza partecipanti allo studio (probandi) disposti o in grado di farsi somministrare il sesto “booster” (e, dunque, la settima dose) del cosiddetto “vaccino” a RNA modificata:
La consapevolezza, già acquisita nelle audizioni degli esperti italiani (Univ.Prof. Dr.med. Mariano Bizzarri, Univ.Prof. Marco Cosentino, Dott. Maurizio Federico) e in precedenza dal microbiologo Univ.Prof. Dr. Klaus Steger, che i cosiddetti “vaccini”-Covid-19 non sono vaccini, bensì sostanze sperimentali basate sull’ingegneria genetica che non avrebbero mai dovuto essere somministrate alla popolazione come vaccini (anche perché non sono mai stati condotti gli studi necessari in punto efficacia e sicurezza), è stata di nuovo confermata ieri in tutta la sua evidenza.
L’ex capo della tossicologia di Pfizer-Europa, il Dr. med. Helmuth Sterz, ha ad esempio sottolineato che per i cosiddetti “vaccini” Covid-19 sono stati condotti studi solo su ratti femmine, che però sono assolutamente inadatte per poter escludere, ad esempio, effetti negativi sulla fertilità della donna nonché sul feto.
I ratti femminili non hanno un ciclo mestruale e, quindi, il ratto è una specie animale adatta a questo tipo di studi.
Nel frattempo, ovunque vi sia stata una massiccia diffusione della “campagna di vaccinazione” contro il Covid-19, assistiamo dal 2021 ad un massiccio e persistente crollo del tasso di natalità, come proprio anche nella Provincia Autonoma di Bolzano.
Fanno eccezione solo i paesi in cui negli ultimi anni si è registrato un massiccio afflusso di giovani, con conseguente distorsione dei dati statistici.
Per far valutare questo aspetto estremamente preoccupante da un esperto riconosciuto, ho richiesto l’audizione dell’economista della sanità Univ.Prof. Dr. Konstantin Beck (Università di Lucerna – Svizzera), che da anni studia il calo delle nascite in Europa.
Nella seduta di ieri della commissione d’inchiesta, sia la presidente Brigitte Foppa (Verdi) che la rappresentante della SVP (Rosmarie Pamer) si sono espresse contro la decisione di convocare l’esperto, contrariamente alla prassi finora seguita in commissione.
La commissione deciderà quindi solo in futuro se vorrà ascoltare o meno l’esperto sul tema del brusco calo delle nascite in Alto Adige dal 2021 e una possibile connessione con l’inizio della “vaccinazione” dei giovani contro il Covid-19 nel 2021.
Ieri ho dovuto constatare un vero e proprio “muro” costruito dalla rappresentante dell’SVP Rosmarie Pamer (SVP) e la presidente della commissione d’inchiesta Brigitte Foppa (Verdi) contro il flusso di informazioni concrete e basate su dati oggettivi, informazioni evidentemente non gradite.
Così, alla Uni.Prov.Dr.Ulrike Kämmerer, nonostante ne avesse fatto richiesta – e contrariamente all’annuncio della presidente della commissione secondo cui sarebbe stata possibile una breve dichiarazione conclusiva – non è stato permesso di fornire un’importante informazione aggiuntiva nei due minuti rimanenti fino alla fine prevista dell’audizione.
La presidente della commissione ha radicalmente concluso l’audizione due minuti prima della fine prevista, nonostante le mie proteste e quelle di altri membri della commissione.
La Prof. Ulrike Kämmerer presenterà ora per iscritto, come richiesto da me e da altri membri della commissione, le informazioni che avrebbe voluto e potuto fornire in meno di due minuti prima della fine della seduta.
E il Prof. Dr. med. Andreas Sönnichsen (un esperto di Public Health di comprovata esperienza e competenza, che in passato è stato incaricato della formazione dei medici in Alto Adige/Sudtirolo), il quale ha dimostrato in dettaglio – secondo la migliore tradizione degli esperti di sanità pubblica – sulla base di dati statistici, che le misure anti-Covid non erano mai giustificate, ha dovuto subire dalla rappresentante della Südtiroler Volkspartei Rosmarie Pamer (alla quale i fatti basati sull’evidenza sembrano dare particolarmente fastidio) la domanda, sotto ogni punto di vista inappropriata e poco intelligente, se fosse un “negazionista del Covid”. Invece di confrontarsi finalmente seriamente con i fatti (cosa che non farebbe affatto male all’ex sindaca della Südtiroler Volkspartei di San Martino della Val Passiria, dato che lei stessa è responsabile di misure anti-Covid), preferisce attaccare personalmente i veri esperti e bloccare l’audizione di altri esperti.
Coloro che in Alto Adige/Sudtirolo hanno votato a favore delle misure Covid-19 e che anche ancora pochi mesi fa hanno votato, ad esempio, contro la sospensione in Alto Adige/Sudtirolo della somministrazione dei cosiddetti «vaccini» Covid-19 alle donne incinte e alla popolazione in età fertile – come, tra gli altri, i Verdi e la Südtiroler Volkspartei– hanno evidentemente sempre più difficoltà a prendere atto dei fatti basati su prove scientifiche forniti nella Commissione d’inchiesta sul Covid, e per questo ora improvvisamente ostacolano l’audizione degli esperti.
L’esame del possibile nesso tra i cosiddetti “vaccini” anti-Covid-19 e il brusco calo delle nascite è di indispensabile necessità, dato che questi cosiddetti «vaccini» continuano ad essere raccomandati alle donne incinte in Italia/Alto Adige/Sudtirolo (è dimostrato che l’RNA modificata attraversa la barriera placentare e che la proteina spike tossica vaccinale raggiunge il feto) e che, in generale, tutti i cittadini in età fertile possono ancora oggi farsi «vaccinare» con queste sostanze a base di RNA modificato: in autunno sarà disponibile il vaccino combinato influenza-Covid a base di RNA modificato e che è stato autorizzato sulla base di ZERO studi!
Chi ora, in seno alla commissione d’inchiesta sul Covid della Provincia Autonoma di Bolzano, inizia ad opporsi alle audizioni degli esperti e vuole sbrigarsi per far chiudere i lavori della commissione d’inchiesta sul Covid (come ben sappiamo) indesiderata – e che si è voluto tenere sotto controllo fin dall’inizio assumendone la presidenza – si comporta ancora una volta – sebbene sia stato dimostrato che è stato/a informato/a nei dettagli da diversi esperti qualificati già da tempo – in modo assolutamente irresponsabile nei confronti della popolazione e dovrà assumersi la rispettiva responsabilità.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
I medici non devono essere semplici esecutori acritici di misure autoritarie di «politica sanitaria», ma devono agire, liberi da ogni condizionamento, innanzitutto secondo scienza e coscienza
L’ex presidente dell’Ordine dei medici di Bolzano, la dott.ssa Monika Oberrauch, la vede diversamente
I medici che esercitano in Italia sono tenuti a orientare la propria condotta in conformità al Codice deontologico dei medici:
Il loro giuramento professionale, riportato all’inizio del Codice deontologico dei medici, obbliga i medici a:
esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento, contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione
ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto
prestare, in scienza e coscienza, l’opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione.
Ai sensi dell’art. 4 del Codice deontologico a cui i medici sono tenuti ad attenersi (Libertà e indipendenza della professione. Autonomia e responsabilità del medico) L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità. Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura.
L’operato dell’Ordine dei Medici di Bolzano e della maggior parte degli Ordini dei Medici in Italia durante la cosiddetta pandemia è stato, tuttavia, caratterizzato proprio dalla gravissima violazione di questi principi dell’etica professionale medica.
I medici che hanno espresso critiche nei confronti delle misure autoritarie, come la cosiddetta “vaccinazione” anti-Covid-19, l’obbligo della mascherina ecc., sono stati perseguitati con procedimenti disciplinari e con la minaccia del divieto di esercitare la professione.
La libera espressione delle opinioni scientifiche non è stata assolutamente gradita, in particolare all’Ordine dei Medici di Bolzano.
Ricordo, ad esempio, come in particolare la dott.ssa Monika Oberrauch si sia distinta per aver pubblicamente prospettato il divieto di esercitare la professione per quei medici che nel 2021 avevano partecipato a un video critico nei confronti delle cosiddette “vaccinazioni” contro il Covid-19:
Il solo fatto di prendere in considerazione la possibilità di un divieto di esercitare la professione perché i medici– oltre a nutrire legittime preoccupazioni (come nel frattempo è stato più che chiaramente confermato) – hanno espresso perplessità riguardo all’applicazione in “campagna vaccinale” di (de facto non vaccinazioni, ma) iniezioni sperimentali di ingegneria genetica e che viola i principi fondamentali del diritto farmaceutico (critiche che, nella loro assoluta fondatezza, sono state confermate, tra l’altro, il 25 marzo 2026 dai massimi esperti ascoltati dalla Commissione d’inchiesta sul Covid del Consiglio provinciale dell’Alto Adige: il Prof. Mariano Bizzarri (Professore Ordinario di Patologia Clinica e Medicina Sperimentale all’Università La Sapienza di Roma), Prof. Marco Cosentino (Professore Ordinario di Farmacologia presso l’Università dell’Insubria, Varese) e il Dott. Maurizio Federico, Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale di Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità), costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali e dei doveri dei medici in questione e un chiaro e grave abuso d’ufficio da parte dei responsabili dell’Ordine dei medici. In questo modo, infatti, si è perseguita una strategia autoritaria di intimidazione e repressione – analoga ai meccanismi fascisti – e, inoltre, una grave disinformazione indiretta della popolazione.
Infatti, attraverso questa dichiarazione ufficiale rivolta ai medici critici nei confronti del cosiddetto “vaccino” anti-Covid-19, i responsabili dell’Ordine dei Medici hanno trasmesso alla popolazione una presunta “verità”, del tutto priva di fondamento scientifico, in punto efficacia e sicurezza di questi presunti “vaccini”.
Invece di impegnarsi in un dibattito scientifico aperto
sulla natura effettiva (non vaccinazione, ma manipolazione genetica sperimentale simile a una terapia genica, che non può mai essere resa obbligatoria per legge, come hanno confermato gli esperti nell’audizione del 25 marzo 2026),
sulla efficacia (di cui già nel marzo 2021 si sapeva che era di fatto pari a zero, come hanno confermato i tre massimi esperti italiani)
e la presunta sicurezza (che non è mai stata garantita, dato che i cosiddetti «vaccini» contro il Covid-19 non sono mai stati testati in tal senso… ad oggi non esistono studi sulla genotossicità, la cancerogenicità e la mutagenicità, sebbene la natura di queste sostanze lo avrebbe richiesto prima della loro autorizzazione; mentre l’incidenza dei tumori è in aumento e il tasso di natalità è in forte calo dal 2021, ecc., come hanno confermato gli esperti nell’audizione presso il Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano),
la dott.ssa Monika Oberrauch, all’epoca vicepresidente dell’Ordine dei medici, ha chiesto all’Azienda sanitaria di fornire i nomi dei medici che non si avevano fatto trattare con queste sostanze sperimentali, al fine di poter imporre loro un divieto di esercitare la professione:
Anziché proteggere la propria categoria professionale da una misura autoritaria e disumana, l’Ordine dei medici di Bolzano ha attivamente dato la caccia a quei medici che, agendo secondo scienza e coscienza, hanno protetto se stessi e i propri pazienti da questo diktat che viola il Codice di Norimberga.
L’affermazione della dott.ssa Monika Oberrauch, secondo cui si sarebbe voluto proteggere i medici dal contagio, è la prova di ignoranza unita alla riluttanza a confrontarsi con le conoscenze che, ovviamente, erano già note da tempo a molti altri medici. Un simile modo di procedere è assolutamente inaccettabile, soprattutto per i responsabili di un Ordine dei medici, e costituisce un modello di sviluppo di sistemi autoritari, antidemocratici e disumani. Il fatto che proprio i medici abbiano svolto un ruolo di primo piano in questo contesto è particolarmente grave.
In qualità di avvocato che in quel brutto periodo ha difeso con successo molti medici dinanzi a vari ordini dei medici in Italia, nei confronti dei quali erano stati avviati procedimenti disciplinari con la minaccia del divieto del diritto di esercitate la professione solo per essersi espressi in modo critico nei confronti dei cosiddetti “vaccini” o, in generale, in modo critico nei confronti delle misure, sono inoltre estremamente sconcertata dall’affermazione della dott.ssa Oberrauch secondo cui i medici non “vaccinati” contro il Covid-19 sarebbero stati sospesi dal diritto di esercitare la professione solo per 2 o 3 settimane… sic! Questo corrisponde a una vera e propria menzogna! Infatti, i medici che si sono rifiutati di farsi somministrare un’iniezione genetica sperimentale sono stati sospesi per molti mesi, e precisamente fino a quando non hanno potuto dimostrare con un test molecolare una cosiddetta “infezione” naturale da Covid-19, e quindi la cosiddetta “guarigione” (e questo peraltro solo dopo che nel 2022 la guarigione è stata finalmente riconosciuta come esenzione dall’«obbligo vaccinale» contro il Covid-19), oppure persino fino a quando l’«obbligo vaccinale» contro il Covid-19 è stato revocato nell’autunno del 2022.
All’epoca anche i pediatri che rilasciavano ai bambini in età scolare un certificato di esenzione dalla mascherina, poiché questi soffrivano fisicamente e psicologicamente perché dovevano per ore e ore coprire naso e bocca (misura del tutto priva di fondamento scientifico e quindi priva di senso, come ha confermato il Prof. Dr. med. Mariano Bizzarri – La Sapienza, Roma, nell’audizione dinanzi alla Commissione d’inchiesta sul Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano), venivano perseguiti disciplinarmente dall’Ordine dei medici di Bolzano. E che proprio la dott.ssa Oberrauch cerchi alla fine di scaricare la responsabilità sui suoi colleghi nel consiglio dell’Ordine è piuttosto sfacciato, dato che è stata proprio lei a violare massicciamente pure fondamentali disposizioni procedurali (come il diritto all’uso della madre lingua che spetta ai cittadini altoatesini/sudtirolesi in sede di ogni “autorità” e amministrazione) e la corretta messa a verbale delle dichiarazioni dei medici citati davanti al “tribunale professionale”, e che questa inaudita violazione è stata infine terminata solo grazie a un cedimento dell’allora presidente, a seguito della necessaria e massiccia protesta legale da parte mia.
Resta da sperare che la classe medica non permetta mai più che la propria autonomia, la propria etica professionale, il proprio obbligo di agire solo secondo scienza e coscienza, vengano messi in discussione e violati da esecutori compiacenti di misure autoritarie e disumane.
Perché in caso di ulteriori attacchi globali prevedibili «in nome della salute pubblica» ai nostri Diritti Umani (la cricca costruita da Epstein, Gates & Co. aspetta solo la prossima occasione che si presenterà o che verrà evocata
la classe medica è di fondamentale importanza, affinché la popolazione non sia ulteriormente esposta a misure disumane e non venga degradata definitivamente a cavie di affaristi senza scrupoli e maniaci del controllo.
«Nessuno ha il diritto di obbedire» (Hannah Arendt).
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Abgeordnete zum Südtiroler Landtag – Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
Massimi esperti del sistema sanitario italiano, nel corso dell’audizione in Commissione d’inchiesta sul Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, denunciano la mancanza di una farmacovigilanza sui cosiddetti “vaccini” contro il Covid-19.
Anche sotto il governo Meloni non è purtroppo cambiato nulla al riguardo.
È urgentemente necessaria l’istituzione di un sistema autonomo di farmacovigilanza in Alto Adige/Sudtirolo.
Confermato l’abuso dei test PCR e l’inefficacia delle mascherine nel contenere la circolazione del virus
Ieri, nell’ambito dell’audizione degli esperti da parte della Commissione d’inchiesta sul Covid del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano, sono stati ascoltati tre massimi esperti (vedi CV professionale in allegato) del sistema sanitario italiano:
Prof. Mariano Bizzarri, Professore ordinario di Patologia clinica all’Università La Sapienza (Roma), Ricerca in medicina spaziale e Direttore del Laboratorio di biotecnologie
Prof. Marco Cosentino, Professore Ordinario di Farmacologia presso l’Università dell’Insubria (Varese), Direttore del Centro di Ricerca di Farmacologia Medica
Dott. Maurizio Federico, Dirigente di Ricerca del Centro per la Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità.
I tre esperti hanno illustrato quanto segue:
L’inefficacia dei cosiddetti “vaccini” contro il Covid-19. Il dirigente di ricerca del Centro Nazionale per la Salute Globale presso l’Istituto Superiore di Sanità – dott. Maurizio Federico – ha spiegato in dettaglio che una sostanza iniettata nel muscolo del braccio non porta a una significativa risposta immunitaria nell’area di ingresso del virus respiratorio, cioè nel tratto respiratorio. Questo è un fatto noto da sempre già per i vaccini antinfluenzali, i quali che per questo motivo non funzionano. Pertanto, non solo è data l’inefficacia dei cosiddetti “vaccini” Covid-19 per quanto riguarda l’interruzione della catena di trasmissione virale, ma anche per quanto riguarda la prevenzione della malattia grave. Quando i cosiddetti “vaccini” Covid-19 sono stati immessi sul mercato, il virus originario aveva inoltre già subito innumerevoli mutazioni.
Il carattere sperimentale dei cosiddetti “vaccini” Covid-19, per i quali – contrariamente alla necessità derivante dalla loro composizione e dal loro meccanismo d’azione, che corrisponde a quello di un farmaco per la terapia genica – non sono stati condotti studi né in punto di genotossicità né di cancerogenicità né di mutagenicità.
Il Prof. Cosentino ha esposto molto chiaramente che era ed è assolutamente irresponsabile somministrare ripetutamente a gran parte della popolazione sostanze che sono composte (da acido nucleico impacchettato in nanolipidi) e che agiscono come terapie geniche, senza aver accertato l’insussistenza di questi enormi rischi per la salute (genotossicità, cancerogenicità e mutagenicità, ovvero alterazione del genoma umano).
Il Prof. Bizzarri, esperto riconosciuto anche nel campo dell’oncologia, ha sottolineato che si osserva un aumento particolarmente marcato dei tumori proprio tra i giovani dall’introduzione della cosiddetta “vaccinazione” contro il Covid-19, e che la portata dell’impatto sull’incidenza dei tumori dell’uso ripetuto su gran parte della popolazione di sostanze non testate in punto di cancerogenicità e genotossicità sarà riconoscibile solo nei prossimi anni.
Tutti e tre gli esperti hanno sottolineato che non esiste alcuna farmacovigilanza adeguata per questi cosiddetti “vaccini” Covid-19. Ciò significa che, anche sotto il governo Meloni, non viene in alcun modo registrata o studiata in modo mirato e sistematico la possibilità di un nesso tra la cosiddetta “vaccinazione” contro il Covid-19 e un’ampia gamma di malattie che possono arrivare fino alla morte.
Il che, considerando il numero elevato in termini assoluti di persone affette da una malattia anche molto grave dopo la cosiddetta “vaccinazione” contro il Covid-19, è di ulteriore sfacciata irresponsabilità.
Infatti, in assenza di una farmacovigilanza degna di questa definizione, gli effetti collaterali non vengono rilevati né in termini di qualità né di quantità. Ciò comporta che sostanze pericolose continuino ad essere somministrate – persino alle donne in gravidanza – e che a molte delle persone colpite dagli effetti collaterali non si possa mai davvero dare una adeguata terapia.
Per la Provincia Autonoma di Bolzano, il Prof. Ugo Moretti è il massimo responsabile della “farmacovigilanza”. Egli si trova tuttavia in un inaccettabile conflitto di interessi nei confronti della popolazione. Perché ha personalmente propagandato la “vaccinazione” anti-Covid-19 pure per i bambini e, dunque, è poco probabile che abbia un serio interesse a che gli effetti collaterali di queste sostanze sperimentali su base di tecnologia genetica vengano accertati nella loro reale entità:
In un contesto in cui gran parte della popolazione, tra cui molti bambini e adolescenti, è stata trattata con queste sostanze sperimentali, è inaccettabile che Ugo Moretti si trovi in cima al sistema della farmacovigilanza della Provincia Autonoma di Bolzano.
Il dott. Federico ha espressamente sottolineato che, sia a livello nazionale che internazionale, gli studi sul cosiddetto Long Covid non distinguono in alcun modo i partecipanti in base al loro “stato vaccinale” contro il Covid-19.
Ciò significa che consapevolmente (cioè intenzionalmente) non viene fatto alcuna distinzione tra chi ha sofferto dei disturbi a causa di una cosiddetta “vaccinazione” contro il Covid-19 e chi a causa di una naturale infezione da Covid-19.
Pertanto, tutti i dati sul cosiddetto Long Covid sono per lo più privi di valore, poiché si deve presumereche una parte molto consistente (se non persino la stragrande parte) dei cosiddetti casi di Long Covid sia stata causata dalla cosiddetta “vaccinazione” contro il Covid-19. E poiché nella maggior parte dei casi ciò non viene ufficialmente preso in considerazione (consapevolmente e quindi intenzionalmente), anche in questo caso molto spesso non viene offerta una adeguata terapia ai pazienti. Infatti, la persistenza continua della proteina spike vaccinale (che, a differenza della proteina spike virale naturale, è stabilizzata e, grazie all’incapsulamento nelle particelle nanolipidiche, può raggiungere tutte le parti del corpo, superando anche la barriera emato-encefalica (e purtroppo anche il feto superando la barriera placentare) richiede ovviamente un specifico accertamento e conseguente trattamento del paziente.
Il Prof. Bizzarri ha espressamente sottolineato che le ultime varianti dei cosiddetti “vaccini” Covid-19 sono state approvate sulla base di zero (cioè NESSUNO) studio. La Commissione Europea (guidata da Ursula von der Leyen, che si trova personalmente in un gravissimo conflitto di interessi nei confronti della popolazione, dato che suo marito opera proprio in questo settore farmaceutico) fa riferimento, nell’autorizzazione, esclusivamente ai “dati di esperienza” dei “vaccini” modRNA Covid-19 già approvati nel 2020 e nel 2021 senza gli studi necessari e senza la necessaria farmacovigilanza.
La totale follia e irresponsabilità evidentemente non conoscono limiti nell’era delle autorità farmaceutiche che si trovano nelle mani della banda criminale di Epstein, Gates & Co. E la politica – con rarissime eccezioni – sembra non interessarsene. Le ragioni di ciò sono probabilmente illustrate negli Epstein Files, sul cui contenuto – che riguarda il sistema sanitario occidentale – c’è l’omertà della politica e dei media del sistema … le ragioni si possono ricavare, ancora una volta, dagli Epstein Files:
Per tutti e tre gli esperti è assolutamente inaccettabile che i cosiddetti “vaccini” contro il Covid-19 continuino ad essere somministrati innanzitutto alle donne in gravidanza.
Il Prof. Bizzarri ha inoltre sottolineato l’inutilità dell’uso delle mascherine per prevenire la trasmissione del virus, come confermata dal meta-studio Cochrane, nonché lo scandaloso abuso dei test molecolari.
In questa situazione altamente preoccupante per la salute della popolazione, chiedo alla Giunta della Provincia Autonoma di Bolzano di voler istituire con urgenza, in modo autonomo, un’adeguata farmacovigilanza attiva sotto la guida di un responsabile libero da conflitti di interesse.
I medici devono informarsi adeguatamente sulla natura, efficacia e sicurezza dei medicinali prima della raccomandazione, prescrizione o somministrazione.
Giunta Provinciale e Azienda Sanitaria devono esigere l’adempimento di tale obbligo nell’interesse dei cittadini
In Italia, come in tutti gli Stati membri dell’UE, il medico ha un chiaro obbligo legale e deontologico di informarsi costantemente e approfonditamente sui medicinali da lui raccomandati / prescritti / utilizzati.
Le informazioni tecniche e dettagliate, di cui si avvale il medico, devono provenire, in primo luogo, da fonti ufficiali:
Si tratta dalla cosiddetta informazione tecnica, che consiste nelle seguenti informazioni:
Riassunto delle caratteristiche del medicinale (allegato I alla decisione di esecuzione della Commissione europea relativa all’autorizzazione per l‘immissione in commercio di un medicinale autorizzato a livello centralizzato per l’intera UE)
Dati relativi al produttore, condizioni e limitazioni d’uso (come ad esempio l’obbligo di prescrizione medica), obblighi specifici relativi all’attuazione di misure post-autorizzazione in «condizioni particolari» (Allegato II alla decisione di esecuzione della Commissione Europea relativa all’autorizzazione all’immissione in commercio di un medicinale autorizzato a livello centrale per l’intera UE).
La informazione tecnica sul medicinale è una documentazione dettagliata che contiene, tra l’altro,dati sulla composizione, le indicazioni terapeutiche, l’efficacia, la forma farmaceutica e il dosaggio, gli effetti collaterali, le interazioni farmacologiche e le controindicazioni del prodotto, nonché l’eventuale obbligo di prescrizione medica (sempre previsto per i vaccini).
Il Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) è rivolto principalmente agli operatori sanitari, ma è accessibile a tutti i cittadini e consultabile online sui siti delle autorità competenti in materia di medicinali:
Il testo delle informazioni tecniche (in primis del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto – RCP) viene periodicamente aggiornato e approvato dall’autorità del farmaco, ovvero dalla Commissione Europea (su proposta dell’Agenzia Europea per i Medicinali, EMA) per i medicinali autorizzati nell’UE a livello centralizzato, oppure dalla corrispondente autorità nazionale competente in materia di medicinali (in Italia l’AIFA) per i medicinali autorizzati a livello nazionale.
L’obbligo dei medici di informarsi adeguatamente prima di usare un medicinale, è di fondamentale importanza per garantire la sicurezza del paziente, l’efficacia della terapia e il corretto utilizzo del medicinale.
Il medico è tenuto a disporre di conoscenze sufficienti sulle caratteristiche, gli effetti (indicazioni, controindicazioni, interazioni) e le reazioni individuali prevedibili dei medicinali. Deve inoltre essere aggiornato sull’uso appropriato, efficace e sicuro dei mezzi terapeutici. Ciò include anche l’informazione relativa all’eventuale esecuzione di determinati studi su un medicinale prima della sua autorizzazione all’immissione in commercio.
Ad esempio, per i cosiddetti «vaccini» contro il Covid-19 non sono stati condotti studi né sulla genotossicità, né sulla cancerogenicità e mutagenicità, e tanto meno sugli effetti a lungo termine, come risulta espressamente dal Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) relativo al rispettivo «vaccino» contro il Covid-19.
Inoltre, dalle informazioni tecniche risulta che i “vaccini” Covid-19, come tutti i vaccini, possono essere applicati solo previa prescrizione medica.
Una prescrizione medica presuppone la valutazione dell’opportunità del trattamento di uno specifico paziente / vaccinando con uno specifico prodotto farmaceutico.
La prescrizione medica di un vaccino (o ciò che viene definito come tale in un caso di sfacciata ed estremamente pericolosa ingannevole etichettatura – resa possibile dalla Commissione europea nel 2009 sotto la guida dell’allora presidente José Manuel Barroso, attualmente presidente del consiglio di amministrazione di GAVI) non può essere sostituita dal piano vaccinale nazionale. deciso a livello politico dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province Autonome – non per un singolo individuo specifico, ma per interi anonimi gruppi di popolazione, nonché solo per tipi di vaccinazione, ma non in riferimento a specifici prodotti vaccinali.
La prescrizione medica deve però essere riferita ad una specifica persona e uno specifico prodotto vaccinale.
Il medico è tenuto ad attenersi alle indicazioni terapeutiche, alle vie e ai metodi di somministrazione previsti nella documentazione di autorizzazione del medicinale. Ciò presuppone la conoscenza delle informazioni tecniche relative al medicinale.
Se il medico intende utilizzare un medicinale al di fuori delle indicazioni terapeutiche (cioè off-label), deve comunicarlo al paziente / vaccinando e ottenere a tal fine un consenso specifico dal paziente / vaccinato (art. 3 del D.L. Di Bella n. 23/1998).
Durante il cosiddetto periodo del coronavirus, i cittadini sono stati indirizzati ai centri di vaccinazione o ai medici di base (in Italia anche con un ampio obbligo di vaccinazione diretto e indiretto) per farsi iniettare sostanze sperimentali a base di tecnologia genetica anche a scopo di presunta protezione altrui.
Bastava dare un’occhiata al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) per non dar credito alla bugia della “efficacia protettiva degli altri”.
Inoltre, sarebbe bastato dare un’occhiata alle informazioni tecniche (Allegato II, punto B – Condizioni e restrizioni per la distribuzione, allegato alla decisione della Commissione UE sull’autorizzazione all’immissione in commercio) per constatare che l’uso anche di questi cosiddetti “vaccini”, in assenza di una prescrizione medica riferita al singolo individuo, non era e non è consentito.
La prescrizione di un medicinale deve basarsi su prove scientifiche e non su informazioni parziali.
I medici sono tenuti a segnalare gli effetti collaterali (farmacovigilanza) per garantire la sicurezza dei medicinali anche dopo la loro immissione in commercio. Anche questo presuppone la conoscenza del Riassunto delle Caratteristiche (RCP) del medicinale. Infatti, solo un medico informato è in grado di sviluppare un sospetto fondato riguardo a un effetto collaterale di un medicinale.
Per quanto riguarda i cosiddetti “vaccini” Covid-19, solo un medico che si è informato perlomeno sulla base del RCP, è a conoscenza del fatto che per i cosiddetti “vaccini” Covid-19 non sono mai stati effettuati studi di genotossicità, carcinogenicità, mutagenicità e studi a lungo termine. Ciò risulta espressamente dal Riassunto delle Caratteristiche del medicinale RCP (Allegato I alla decisione di autorizzazione all’immissione in commercio della Commissione UE).
Sulla base di queste informazioni, ogni medico, in casi di insorgenza improvvisa di malattie autoimmuni, tumori (sin dall’avvio della “campagna vaccinale” Covid-19 si è registrato un aumento dei cosiddetti “turbo-tumori” o di tipi di tumori che fino ad allora erano considerati estremamente rari) o di altre patologie (di natura neurologica, ecc.) in persone trattate con queste sostanze, devre prendere in considerazione la possibilità che la malattia possa essere stata causata da queste sostanze sperimentali basate sull’ingegneria genetica.
Questa valutazione è inevitabile anche per provvedere ai necessari accertamenti (p.e. verifica della presenza della spike vaccinale, che secondo studi peer-reviewed può rimanere ed essere attiva nel corpo dei „vaccinati“ anche per lungo tempo) e, dunque, garantire i presupposti, per poter offrire ai paziente l’adeguata terapia.
Nel caso di medicinali autorizzati solo in via condizionata e di nuovi medicinali, è, tra l’altro, neccesario che il medico legga anche il rapporto di valutazione dell’autorità del farmaco (Assessment Report) e il piano di gestione del rischio (Risk Manaegment Plan) approvato dall’autorità del farmaco.
Solo i medici che conoscono il contenuto di queste fonti ufficiali – contenuto che purtroppo certo non sempre corrisponde a una rappresentazione corretta o completa della situazione reale, ma che costituisce lo standard minimo di conoscenza che può essere richiesto giuridicamente a un medico – possono, partendo da questo, farsi un quadro più approfondito attraverso la lettura di studi e articoli scientifici.
E in tal modo, in alcuni casi – come nel caso dei cosiddetti “vaccini” contro il Covid-19 – constatare che l’autorizzazione come “vaccini” per l’uso su larga scala di queste sostanze, composte e funzionanti come terapie geniche, non avrebbe mai dovuto essere concessa, e che pertanto i medici farebbero bene a tenerne conto nell’ambito del loro dovere di prescrizione e informazione.
Ma chi non conosce le informazioni tecniche, il rapporto di valutazione e il piano di gestione dei rischi di un medicinale, non può, in qualità di medico, valutare in modo autonomo la natura, l’efficacia e la sicurezza di un medicinale, e e quindi l’opportunità e la giustificabilità della sua applicazione su un determinato paziente / vaccinando.
Soprattutto nel caso di nuovi farmaci, i medici sono tenuti, se intendono utilizzarli, a informarsi in modo esaustivo.
In occasione delle audizioni dei direttori sanitari di tre ospedali altoatesini / sudtirolesi, tenutesi a febbraio in Commissione d’inchiesta „Corona“ del Consiglio provinciale dell’Alto Adige, abbiamo dovuto constatare che nessuno di loro disponeva di informazioni fondate sui cosiddetti “vaccini” anti-Covid-19.
Alla domanda se avessero letto le informazioni tecniche al riguardo, due hanno risposto “no” e il terzo ha affermato di averle lette “in parte”, e tutti e tre hanno dichiarato di essersi affidati alle “società scientifiche”.
Ma proprio queste cosiddette “società scientifiche” sono state da tempo „catturati“ dall’industria farmaceutica, e più specificamente da Epstein, Gates & Co. nell’ambito delle loro attività di Global Health.
Allo stesso tempo, i tre direttori sanitari degli ospedali altoatesini / sudtirolesi hanno sottolineato con fervore la convinzione che solo i “vaccini” contro il Covid-19 ci avrebbero salvati dalla crisi, esprimendo in generale che per loro la vaccinazione è un quasi-dogma intoccabile.
Uno dei direttori, alla domanda sul perché non fosse stata presa in considerazione l’opinione di esperti rinomati, come quella del Prof. Sucharit Bhakdi, ha risposto che non dà ascolto a «qualunque ciarlatano».
Il Prof. Dr. med. Sucharit Bhakdi è professore emerito di biologia molecolare e per molti anni è stato direttore dell’Istituto di Microbiologia e Igiene presso l’Ospedale Universitario di Magonza. È stato uno dei primi a segnalare, in modo scientificamente fondato, nel 2020, in collaborazione con altri esperti in un‘associazione scientifica internazionale, i pericoli e la follia dei cosiddetti «vaccini» contro il Covid-19, e ciò in piena trasparenza, con pubblicazioni e lettere aperte alle autorità (EMA ecc.), e ha pubblicato diversi libri sull’argomento, tutti bestseller.
Alla domanda se conoscesse le informazioni tecniche relative al rispettivo “vaccino” Covid-19, il direttore sanitario dell’ospedale ha risposto “no”, aggiungendo che d’altronde non legge nemmeno le informazioni tecniche delle protesi che impianta ai propri pazienti … sic!
E a un’ulteriore domanda rivolta ai tre direttori sanitari degli ospedali su come valutano il fatto che i “vaccini” sperimentali contro il Covid-19 basati sull’ingegneria genetica non fossero mai stati testati in punto genotossicità, cancerogenicità e mutagenicità, e tantomeno per gli effetti a lungo termine, ma fossero comunque stati iniettati più volte alla maggior parte della popolazione – anche sotto costrizione (obbligo vaccinale diretto e indiretto) – quel responsabile, che non dà ascolto a “sciocchezze” come quelle del Prof. Dr. Bakhdi, professore emerito di microbiologia clinica, ha risposto che non poteva e non voleva rispondere a ciò, poiché è un ortopedico… sic!
Interpellato in merito a questa situazione scandalosa e intollerabile nel corso di un’interrogazione orale, l’Assessore alla Sanità dell’Alto Adige/Sudtirolo ha dicharato di non negare il carattere scandaloso della situazione, ma di non ritenersi personalmente responsabile, poiché ciò rientrerebbe nella discrezionalità e nella decisione del singolo medico, e che, dunque, lui non vedrebbe alcuna necessità di intervenire, né per se stesso, né per l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige (datore di lavoro di questi direttori sanitari ospedalieri).
Su questo punto, però, l’Assessore alla Sanità e, con lui, la Giunta Provinciale dell’Alto Adige / Sudtirolo, si sbagliano di grosso, poiché esiste una differenza fondamentale tra
l’obbligo per legge e deontologico dei medici di conoscere almeno le cosiddette informazioni tecniche (tra i quali il RCP) prima di prendere la decisione sull’uso di un medicinale
e la libertà e la responsabilità personale del medico di utilizzare o meno un medicinale, alla luce delle informazioni che emergono dalle informazioni tecniche (in primis RCP) e da ulteriori informazioni ufficiali (Assessment Report, Risk Management Plan), nonché, nel migliore dei casi, da ulteriore letteratura specialistica (studi pubblicati e articoli scientifici).
Secondo la premessa n. 52 del Codice europeo dei medicinali (Direttiva/CE 2001/83), le persone autorizzate a prescrivere medicinali devono disporre di una fonte di informazione neutrale e obiettiva sui medicinali offerti sul mercato. Spetta agli Stati membri adottare le misure adeguate a tal fine.
Ciò significa che quando i medici (e in particolare i direttori sanitari degli ospedali pubblici) dichiarano di raccomandare medicinali, pur non conoscendo nemmeno le relative informazioni tecniche (RCP), ma basandosi solo sull’opinione delle “società scientifiche”, i responsabili della sanità pubblica a livello nazionale, regionale e, in Alto Adige / Sudtirolo (e nel Trentino) a livello provinciale, devono intervenire ed esortare immediatamente i medici a informarsi sui medicinali utilizzati / raccomandati / prescritti almeno sulla base delle informazioni tecniche per gli operatori sanitari, e ricordare loro che, in caso contrario, violano un obbligo medico fondamentale!
Che i medici si informino adeguatamente sui farmaci che prescrivono (almeno sulla base delle informazioni tecniche – RCP, che rappresentano l’assoluto minimo standard, e che purtroppo, a causa della presa di potere da parte dell’industria farmaceutica e di “pseudo-filantropi” come Bill Gates & Co. nelle autorità farmaceutiche EMA, AIFA & Co., da tempo non sono più sufficienti) è di interesse pubblico e riguarda noi tutti!
Non si tratta di una questione privata di un medico abilitato, tanto meno se opera nel servizio sanitario pubblico, e particolarmente tanto meno se opera nella funzione di direttore sanitario di una struttura ospedaliera pubblica.
Il medico è in ultima analisi responsabile della prescrizione / somministrazione di un medicinale e deve assicurarsi di disporre delle informazioni necessarie per una decisione terapeutica consapevole e fondata e per l’informazione che deve fornire al paziente / al vaccinando.
Solo in questo modo, infatti, il paziente / vaccinando può prendere una decisione informata e quindi libera e dare il proprio consenso al trattamento farmacologico.
Il continuo aggiornamento delle conoscenze sui medicinali da parte del medico (il punto di partenza, ovvero lo standard minimo, è la conoscenza delle cosiddette «informazioni tecniche», l‘RCP) non è solo una buona pratica, ma un obbligo giuridico e deontologico a tutela della salute dei pazienti.
L’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, nella sua veste di datore di lavoro, non può restare inerte quando persino medici che ricoprono ruoli dirigenziali dichiarano apertamente di non leggere le informazioni tecmocje relative ai trattamenti farmacologici che essi stessi raccomandano.
Secondo il Codice deontologico dei medici che esercitano in Italia vale quanto segue (con la previsione dell’apertura di procedimento disciplinare nel caso di violazione):
Art. 6 Qualità professionale e gestionale
Il medico fonda l’esercizio delle proprie competenze tecnico-professionali sui principi di efficacia e di appropriatezza, aggiornandoli alle conoscenze scientifiche disponibili e mediante una costante verifica e revisione dei propri atti.
Art. 13 Prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione
La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico. La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza.
Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico. L’adozione di protocolli diagnostico-terapeutici o di percorsi clinico-assistenziali impegna la diretta responsabilità del medico nella verifica della tollerabilità e dell’efficacia sui soggetti coinvolti.
Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici.
Il medico segnala tempestivamente all’Autorità competente le reazioni avverse o sospette da farmaci e gli eventi sfavorevoli o sospetti derivanti dall’utilizzo di presidi biomedicali.
Il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio oppure per indicazioni o a dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata e i rischi sono proporzionati ai benefici attesi; in tali casi motiva l’attività, acquisisce il consenso informato scritto del paziente e valuta nel tempo gli effetti.
Il medico può prescrivere, sotto la sua diretta responsabilità e per singoli casi, farmaci che abbiano superato esclusivamente le fasi di sperimentazione relative alla sicurezza e alla tollerabilità, nel rigoroso rispetto dell’ordinamento. Il medico non acconsente alla richiesta di una prescrizione da parte dell’assistito al solo scopo di compiacerlo. Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente. Il medico non deve adottare né diffondere terapie segrete.
Art. 14 Prevenzione e gestione di eventi avversi e sicurezza delle cure
Il medico opera al fine di garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e degli operatori coinvolti, promuovendo a tale scopo l’adeguamento dell’organizzazione delle attività e dei comportamenti professionali e contribuendo alla prevenzione e alla gestione del rischio clinico attraverso: – l’adesione alle buone pratiche cliniche; – l’attenzione al processo di informazione e di raccolta del consenso, nonché alla comunicazione di un evento indesiderato e delle sue cause; – lo sviluppo continuo di attività formative e valutative sulle procedure di sicurezza delle cure; – la rilevazione, la segnalazione e la valutazione di eventi sentinella, errori, “quasi-errori” ed eventi avversi valutando le cause e garantendo la natura riservata e confidenziale delle informazioni raccolte.
Art. 15 Sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali
Il medico può prescrivere e adottare, sotto la sua diretta responsabilità, sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali nel rispetto del decoro e della dignità della professione. Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia. Il medico garantisce sia la qualità della propria formazione specifica nell’utilizzo dei sistemi e dei metodi non convenzionali, sia una circostanziata informazione per l’acquisizione del consenso. Il medico non deve collaborare né favorire l’esercizio di terzi non medici nelle discipline non convenzionali riconosciute quali attività esclusive e riservate alla professione medica.
Art. 16 Procedure diagnostiche e interventi terapeutici non proporzionati
Il medico, tenendo conto delle volontà espresse dal paziente o dal suo rappresentante legale e dei principi di efficacia e di appropriatezza delle cure, non intraprende né insiste in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, dai quali non ci si possa fondatamente attendere un effettivo beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita. Il controllo efficace del dolore si configura, in ogni condizione clinica, come trattamento appropriato e proporzionato. Il medico che si astiene da trattamenti non proporzionati non pone in essere in alcun caso un comportamento finalizzato a provocare la morte.
Art. 18 Trattamenti che incidono sull’integrità psico-fisica
I trattamenti che incidono sull’integrità psico-fisica sono attuati al fine esclusivo di procurare un concreto beneficio clinico alla persona.
Art. 33Informazione e comunicazione con la persona assistita
Il medico garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulla prevenzione, sul percorso diagnostico, sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia e sulle eventuali alternative diagnostico-terapeutiche, sui prevedibili rischi e complicanze, nonché sui comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura.
Art. 35 Consenso e dissenso informato
L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile.
La stragrande maggioranza dei medici non ha alcuna formazione nel campo della vaccinazione, o di ciò che viene definito come tale, ed è stata indottrinata esclusivamente tramite campagne di propaganda della lobby vaccinale (aziende farmaceutiche, GAVI, OMS e sin dal 2009 anche dalla Commissione Europea) nonchè addestrata a liquidare qualsiasi critica come disinformazione e fake news, senza disporre nemmeno minimamente di un’adeguata formazione e informazione tecnica in questo settore.
Secondo la premessa n. 52 del Codice europeo dei medicinali (Direttiva 2001/83/CE ratificata in Italia con il D.Lgs 219/2006) le persone autorizzate a prescrivere medicinali, devono disporre di una fonte di informazione neutrale e obiettiva sui medicinali offerti sul mercato; spetta agli Stati membri adottare le misure adeguate a tal fine.
L’OMS richiede ai propri membri nella sua Agenda Europea per l’immunizzazione 2030, senza mezzi termini, persino la corruzione del personale sanitario (si parla di «incentivi»), affinché il personale sanitario sostenga acriticamente la «propaganda vaccinale»
vedi pagina 13 dell’Agenda europea per l’immunizzazione 2030 dell’OMS, dove viene raccomandato ai paesi membri (tra cui l’Italia) il seguente piano d’azione:
Ma gli “incentivi basati sui risultati” e volti a motivare il personale sanitario a impegnarsi a favore della vaccinazione e a promuoverla – come raccomandati nel programma di immunizzazione 2030 agli Stati membri dall’OMS, determinata nelle sue azioni da Gates e Gavi – violano gravemente la normativa sui medicinali dell’Unione Europea.
Si veda il considerando n. 50 del Codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (Direttiva 83/2001 UE):
con il quale il legislatore dell’UE nel 2001 (in un’epoca in cui le istituzioni dell’UE non erano ancora state prese in ostaggio da Epstein, Gates & Co.) ha ragionevolmente previsto quanto segue a tutela dei pazienti e dei cittadini:
«I soggetti autorizzati a prescrivere medicinali devono poter svolgere il proprio compito in modo assolutamente obiettivo, senza essere esposti a incentivi finanziari diretti o indiretti.»
L’OMS, invece, esorta – nell’evidente interesse dei produttori dei vaccini e in palese violazione della normativa euro-unionale in materia di medicinali – gli Stati membri a voler corrompere anche finanziariamente il proprio personale sanitario.
Ciò comporta, ad esempio, che i medici di base e i pediatri non ricevano un compenso aggiuntivo per fornire ai propri pazienti ossia ai genitori o tutori legali le necessarie e adeguate informazioni sui vaccini (o su ciò che viene definito tale), ma solo per ogni vaccinazione effettivamente effettuata. Il conflitto di interessi è quindi programmato.
Il calendario vaccinale nazionale è in continua espansione, in Italia addirittura con un obbligo vaccinale pediatrico che riguarda 10 vaccini.
E, ciò, mentre l’obbligo vaccinale avrebbe dovuto essere sottoposto a revisione già da tempo, poiché anche previsto dalla legge (art. 1 comma 1-ter D.L. 73/2017).
Soprattutto alla luce delle misure disumane, autoritarie e prive di fondamento scientifico, adottate dalle autorità dal 2020 in poi in „nome della salute pubblica“ – e che hanno potuto verificarsi, tra l’altro, solo perché la classe medica in gran parte si è lasciata mettere al guinzaglio, dall’industria farmaceutica e dai cosiddetti filantropi – sempre più cittadini temono di dover ricorrere all’assistenza medica. Negli ultimi anni, la fiducia nella classe medica è rapidamente diminuita in molti cittadini.
E questo disagio nei confronti della professionalità e della competenza tecnica della classe medica è rafforzato dall’«annuncio» di Gates & Co. di ulteriori pandemie che sarebbero certe e, di conseguenza, di temibili ripetute violazioni brutali dei diritti e delle libertà fondamentali, con obblighi vaccinali di ampia portata.
Infatti, i cittadini osservano e constatano, anche sulla base del contenuto degli Epstein Files, che anche il sistema sanitario è sempre più dirottato da interessi economici privati e non serve principalmente all’assistenza sanitaria della popolazione
*
Da qui la seguente mozione:
«Il Consiglio provinciale dell’Alto Adige impegni la Giunta Provinciale, nella persona dell’Assessore alla Salute, a voler
1.) ricordare – in forma adeguata (comunicato stampa, lettera aperta all’Ordine dei medici ecc.) – a tutti i medici che esercitano in Alto Adige/Sudtirolo che, nell’interesse della salute pubblica e dei loro pazienti, devono adempiere al loro obbligo di informarsi adeguatamente sulla natura, l’efficacia e la sicurezza di un medicinale prima di raccomandarlo, prescriverlo o somministrarlo
2.) chiedere alla direzione dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, che questa, nella sua qualità di datore di lavoro ossia committente, voglia ricordare per iscritto ai medici impiegati presso l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige il loro obbligo di informarsi adeguatamente sulla natura, l’efficacia e la sicurezza di un medicinale prima di raccomandarlo, prescriverlo o somministrarlo, nell’interesse della salute pubblica e dei propri pazienti.
RA/Avv. DDr. Renate Holzeisen
Membro del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano
La stragrande maggioranza dei membri del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano (incluso Marco Galateo di Fratelli d’Italia) consapevolmente continua a consegnare la popolazione alla banda criminale internazionale di Epstein, Gates & Co.
E lo fanno ben sapendo cosa stanno facendo, perché sono stati informati nei minimi dettagli
La mia mozione n. 386/26, basata su documenti istituzionali
dopo uno strano intervento del membro del Team K, il dott. Franz Ploner (che si è perso nella valutazione giuridica delle diverse competenze in materia di politica sanitaria a livello UE, statale e provinciale, ignorando la competenza ormai essenziale dell’UE, ad esempio nella determinazione e nella dichiarazione di una pandemia a livello UE, nell’approvvigionamento centrale di farmaci, nella formazione del personale sanitario, nella definizione della legislazione sui farmaci avente efficacia primaria, e che – sorprendentemente da medico – non vede alcun problema nel fatto che misure essenziali della politica sanitaria vegano determinate e preparate da una banda criminale internazionale) e una dichiarazione ancora più sconcertante del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Arno Kompatscher (… il resto del Consiglio provinciale ha preferito tacere) –
è stata rigettata ieri con la maggioranza schiacciante del Consiglio composta dai rappresentanti della Südtiroler Volkspartei (SVP), del TEAM K, dei Verdi, di Marco Galateo di Fratelli d’Italia (Anna Scarafoni era assente per motivi di salute), del PD, della Lista Civica, di Forza Italia e dei FREIHEITLICHEN.
Si veda il risultato della votazione per appello nominale in allegato.
Per il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano (e ovviamente anche per gli altri consiglieri provinciali che si sono opposti alla mia mozione con la quale richiedevo un’urgente controllo/revisione delle misure di politica sanitaria adottate nell’interesse dell’“industria della pandemia” e dei produttori di vaccini) i seguenti fatti, da me documentati nella mia mozione con documenti istituzionali, sarebbero una pura teoria cospirativa:
che la Fondazione Gates, insieme alla GAVI (l’organizzazione di lobby dei produttori di vaccini o di ciò che viene definito tale), è ormai il principale finanziatore dell’OMS, come dimostrano i dati ufficiali
che l’OMS si trova quindi in un palese conflitto di interessi con noi cittadini, perché lì la volpe (Gates, Gavi & Co) è già da tempo stata messa alla guardia del pollaio
che i cosiddetti “vaccini” Covid-19 sono terapie geniche, come espressamente confermato dal presidente dell’industria farmaceutica europea al World Health Summit 2021
che, sebbene di fatto i cosiddetti “vaccini” Covid-19 corrispondano alle terapie geniche, per i cosiddetti “vaccini” Covid-19 non sono state applicate le severe condizioni di autorizzazione, previste, invece, per le terapie geniche
che nel 2009 la Commissione Europea, sotto la presidenza di Josè Manuel Barroso (dal 2014 ufficialmente uomo di Goldman Sachs e presidente del consiglio di amministrazione di GAVI), ha – a seguito di precisa richiesta dell’industria farmaceutica – escluso le sostanze definite formalmente come “vaccini contro malattie infettive”, ma che hanno la stessa composizione e lo stesso effetto dei farmaci per la terapia genica, dai severi requisiti di autorizzazione previsti per i farmaci per la terapia genica, e che quindi alla popolazione mondiale sono state ripetutamente iniettate (anche con l’obbligo vaccinale, come in Italia) sostanze sperimentali basate sull’ingegneria genetica e altamente pericolose, nonostante non fossero stati effettuati studi di genotossicità, cancerogenicità e mutagenicità
che l’incidenza dei tumori è aumentata in tutti i paesi con un’alto “tasso di vaccinazione” contro il Covid-19 e il tasso di natalità è diminuito fortemente
che nel 2009 la cosiddetta influenza suina è stata tempestivamente smascherata come falso allarme pandemico dalla classe medica, dai media e dalla politica, all’epoca non ancora controllati dall’industria farmaceutica, e che quindi il “vaccino” Pandemrix, raccomandato all’epoca dall’OMS (su iniziativa di Gates & Co.) e che provoca la malattia del sonno (narcolessia), non è stato utilizzato, ad esempio in Italia
che dagli Epstein-files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti su pressione dei membri del Congresso e della popolazione statunitense, emergono stretti legami personali, economici, strategici e in generale criminali tra Jeffrey Epstein, condannato per prostituzione minorile e nel frattempo misteriosamente deceduto in carcere, Bill Gates, grandi banche statunitensi e rappresentanti istituzionali, tra cui anche dell’Unione Europea
che dagli Epstein-files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emerge che Epstein ha sviluppato per Bill Gates, in collaborazione con le grandi banche statunitensi, un sistema per deviare su larga scala il denaro dei contribuenti nelle tasche di Bill Gates & Co. attraverso strutture apparentemente senza scopo di lucro, e che tale sistema con la massima probabilità è ancora in atto
che il marito della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Heiko von der Leyen) è direttore medico dell’azienda farmaceutica statunitense Orgensis inc., specializzata in terapia cellulare e genica, e che Ursula von der Leyen, in un evidente enorme conflitto di interessi, stipula contemporaneamente contratti miliardari per i cosiddetti vaccini che rappresentano terapie geniche, violando brutalmente i requisiti di trasparenza, e in generale promuove l’uso dei cosiddetti “vaccini” basati sull’ingegneria genetica in ogni occasione che a lei si presta
che l’Agenda europea di immunizzazione 2030 dell’OMS, a pagina 13, prevede la corruzione della politica e del personale sanitario per sostenere l’agenda vaccinale in continua espansione, dal grembo materno alla bara (letteralmente: “Identificare e stabilire sostenitori o eroi della vaccinazione che promuovano le vaccinazioni nei governi nazionali e/o nelle comunità”“Fornire incentivi basati sul rendimento per motivare gli operatori sanitari a sostenere e promuovere la vaccinazione”)
che il Codice europeo dei medicinali (direttiva CE 83/2001, recepita in Italia con il D.Lgs. 219/2006) prevede nel considerando n. 50 che “Le persone autorizzate a prescrivere medicinali devono poter svolgere il loro compito in modo assolutamente obiettivo, senza essere soggette a incentivi finanziari diretti o indiretti”.
che l’OMS, in chiara violazione della legislazione europea sui medicinali, invita gli Stati membri a corrompere finanziariamente il proprio personale sanitario nell’evidente interesse dei produttori di vaccini
che ciò comporta che i medici di base e i pediatri non ricevano un compenso extra per l’adeguata informazione dei loro pazienti sui vaccini (o su ciò che viene definito tale), ma solo per ogni “vaccinazione” effettivamente effettuata, rendendo così inevitabile il conflitto di interessi
che il calendario vaccinale nazionale è in continua espansione, in Italia addirittura con l’obbligo di vaccinazione pediatrica che comprende 10 vaccinazioni obbligatorie con l’esclusione dei bambini non vaccinati dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia
che questo obbligo di vaccinazione pediatrica in vigore in Italia dovrebbe essere sottoposto a revisione ogni tre anni secondo la legge vigente, ma che ciò non viene fattoda almeno 7 anni, e che anche il governo Meloni non provvede a tale necessaria revisione!
che il cosiddetto “vaccino” Covid-19 a base di RNA modificato (Comirnaty di Pfizer/BioNTech) continuia ad essere raccomandato alle donne in gravidanza dal Ministero della Salute e dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, nonostante sia stato dimostrato che contiene elevate percentuali di frammenti di DNA cancerogeni e che supera la barriera placentare, e che quindi espone anche il feto alla proteina spike altamente tossica
che il tasso di natalità anche in Alto Adige/Sudtirolo dal 2021 è diminuito rapidamente
che i direttori sanitari degli ospedali altoatesini dichiarano di aver raccomandato/somministrato il cosiddetto “vaccino” Covid-19, ma di non aver letto il riassunto delle caratteristiche del prodotto – pubblicato dall’EMA e dall’AIFA per il corretto utilizzo del vaccino da parte del personale sanitario – e di essersi, invece, affidati alle cosiddette “società scientifiche” corrotte da Epstein, Gates & Co.
che Gates è stato ricevuto dai più alti rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea ma anche dell’Italia (ufficialmente l’ultima volta nel gennaio 2024 dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e dal Capo del Governo Giorgia Meloni, tra gli altri), ed è stato ascoltato in particolare per quanto riguarda la sua richiesta di ulteriori investimenti nei “vaccini” e, a quanto pare, è stato soddisfatto nelle sue richieste.
Il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano ha inoltre disinformato ieri il Consiglio provinciale altoatesino/sudtirolese in merito alla portata delle funzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, regioni e province autonome.
Egli ha infatti dichiarato che la mia richiesta, affinché la Giunta provinciale altoatesina/sudtirolese nella persona del Governatore voglia, nell’ambito della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome, richiedere una urgente valutazione/revisione delle misure sanitarie fortemente propagandate da Gates & Co, al fine di verificare l’effettiva esistenza di un rapporto costi-benefici positivo per i cittadini, non rientrerebbe nelle competenze della Conferenza permanente.
A tal proposito, evidenzio, ad esempio, l’art. 7 della legge decreto legge n. 281 del 28.08.1997 (che disciplina la Conferenza permanente Stato-Regioni-Province autonome) e che prevede espressamente che la Conferenza possa costituire gruppi di lavoro e comitati con la partecipazione dei rappresentanti delle regioni, delle province autonome di Trento e Bolzano e delle amministrazioni interessate, anche con funzioni istruttorie.
Prima della votazione per appello nominale, avevo richiamato l’attenzione dei membri del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano sul fatto che, se avessero respinto (come poi hanno fatto) la richiesta di una revisione urgente e manifestamente necessaria delle misure di politica sanitaria che vanno a vantaggio dei produttori dei vaccini, alla luce delle informazioni messe a loro disposizione, si sarebbero resi personalmente responsabili per non aver insistito in tale revisione, e con ciò causando danno alla popolazione. Erano tutti quindi ben consapevoli delle conseguenze del loro voto contrario alla mozione per una revisione urgente.
Ringrazio i consiglieri di NOI CITTADINI, JWA e Südtiroler Freiheit per aver sostenuto la mia mozione.